Gioco
Il padellone, i cuochi e l’ultima frittura: oltre 15mila persone alla Festa del Pesce
È sceso il sipario sull’evento di inizio estate a Caletta che in tre settimane ha riscosso un grande successo
CASTIGLIONCELLO. Ieri sera, con l’ultima frittura, è terminata la 48ª edizione della Festa del Pesce. Festa che, quest’anno, è stata ripetuta per tre weekend consecutivi. Una kermesse gastronomica nata nel 1971, dal volere di un gruppo di calettani, diventata negli anni un appuntamento fisso dell’estate castiglioncellese e alla cui base c’è la tradizione e il buon cibo. «Una festa che ha avuto un prima – dice Elio Ripoli, attuale presidente del Comitato - e un dopo». Da nove anni a questa parte, ossia da quando gli storici volontari e animatori della festa non ci sono più, le difficoltà sono aumentate. Sia a livello burocratico che di partecipazione. «Per fare andare avanti la festa – dice Ripoli – occorrerebbero un centinaio di persone che si occupino dei vari settori a rotazione. Quest’anno eravamo circa 75». Tanti i turisti che non hanno voluto mancare al tradizionale appuntamento. «Ancora i conti non li abbiamo fatti ma si parla di circa 15mila presenze complessive. Un po’ meno degli anni passati perché in concomitanza ci sono state altre iniziative come la festa del Cacciucco a Livorno o San Ranieri a Pisa». Non è un caso neppure che la Festa del Pesce, quest’anno, sia stata replicata per tre week-end di seguito. «Fino all’anno scorso – continua Ripoli – la organizzavamo per due week-end di giugno. Stavolta abbiamo voluto osare, organizzando tre iniziative di seguito. Non lo abbiamo fatto per sfizio perché organizzare la festa è un bell’impegno, che porta via tanto tempo. Capiamo anche i disagi che la festa può provocare ai residenti, ma la scelta è stata fatta per problemi economici, per rientrare nelle spese». Spese che negli anni sono aumentate. «Abbiamo rinnovato tutte le strutture e gli stand – continua il presidente del Comitato – così da garantire sempre più la qualità dei nostri prodotti e la sicurezza. Adesso, per dare un nuovo impulso alla storica manifestazione, per mettere in atto nuove idee, occorre trovare un gruppo dirigenziale costituito da giovani. Occorrono volontari che portino avanti l’iniziativa. Sono un po’ preoccupato per le edizioni che verranno, ci vorrà qualcuno pronto ad accogliere la tradizione ma anche a rinnovarla». D’altra parte «la manifestazione ha raggiunto livelli di qualità davvero alti, ottenendo certificazioni di qualità dei prodotti che usiamo». Eppure la Festa del Pesce voluta a Caletta da un gruppo di giovani, che troppo giovani negli anni ’70 non erano, compie il miracolo di aggregare generazioni anche molto distanti tra loro. Giovani e meno giovani. Matteo Beninati ha 32 anni e da 5 è volontario alla festa. Ieri era dietro il banco del cacciucco. «Sono qui – dice – per portare avanti la tradizione, dare una mano e soprattutto perché ormai siamo un gruppo di amici». Nicola Sanna ha 28 anni, lavorava allo stand delle cucine. «Sono nato in Sardegna – spiega – e venendo qui mi sono affezionato a questa festa che è diventata un gruppo di aggregazione e di amici». Accanto a loro, Luciano Nelli, 70 anni: «Sono un calettano doc – così si presenta – da 30 anni sono il capo padella». Quella padellona di ferro in riva al mare del diametro di 4 metri, che sforna quintali di pesce fritto da 48 anni. «Da qualche tempo sto insegnando ai giovani. La Festa in tutti questi anni è cambiata – continua – noi eravamo innamorati di questa manifestazione. Ora i giovani che arrivano non hanno più la nostra grande passione». Anche Paolo Gugliemi è uno storico della kermesse. «Sono qui da quando è nata la prima edizione, nel 1971. La festa è cambiata in meglio, ogni anno rinnoviamo le attrezzature. Ma quando sono qui i ricordi vanno ai primi anni, a Enzo Marchi e Umberto Ceppatelli, che fino a qualche anno fa è stato il presidente del comitato, a Stevan Faccenda e a tanti altri. Adesso ci siamo noi al loro posto, ma la festa deve andare avanti con le nuove generazioni. Non mi sono ancora annoiato, qui ritrovo tutti i “ragazzi”, quelli nuovi e quelli storici». Tradizione, buon cibo, aggregazione. Gli ingredienti che hanno fatto sì che questa iniziativa sia vicina a compiere i 50 anni. —
Alessandra Bernardeschi
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