Il Tirreno

I “ragazzi di Caletta” e quell’idea geniale che ha fatto la storia del litorale livornese

I “ragazzi di Caletta” e quell’idea geniale che ha fatto la storia del litorale livornese

I ricordi di Elio Ripoli, l’attuale presidente del Comitato che si occupa di organizzare l’evento: «Andare avanti è sempre più dura, ma ce la mettiamo tutta»

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CASTIGLIONCELLO. Occorrono 800 litri d’olio per sfornare i piatti di fritto croccante che hanno fatto della Festa del Pesce a Caletta una delle più importanti kermesse gastronomica toscane. Una festa che richiama tutti gli anni migliaia di visitatori che arrivano a Caletta, luogo geograficamente a metà tra Rosignano Solvay e Castiglioncello. Una festa che ha avuto inizio nel 1971 grazie da un gruppo di giovani, tutti del luogo, negli anni in cui Caletta si apriva al turismo. Un modo, insomma, per «fare qualcosa» affinché caletta diventasse famosa, alla stregua di Castiglioncello, più elitaria. Un gruppo che, autotassandosi (si parla di 50 mila lire a testa), fece realizzare il grande padellone del diametro di 4 metri che venne posizionato fecero posizionato alla fine del viale Marradi, a due passi dal mare.

L’evento, fissato ogni anno per la seconda domenica di giugno, dava il via all’estate. Il primo presidente del Comitato Festa del Pesce fu Romano Anguillesi. Attorno a lui Enzo Marchi, Umberto Ceppatelli ed ancora Romeo Poli che con la sorella aveva un negozio di frutta e verdura, Luciano Bertolini che gestiva la tabaccheria di zona e poi lo chef: Stevan Faccenda che curava personalmente le ricette. Accanto a loro le tante donne di Caletta che iniziavano a preparare giorni prima, ragù di pesce e antipasti sott’olio. A visionare, ripulire il pesce, a dare le dritte, anche con fare burbero, c’era lui, il cuoco per antonomasia: Stevan. «Ricordi la fotografia del 1971 quando, sopra la padella, avevano messo una Fiat 500? – raccontava ieri Paolo Guglielmi che con la famiglia gestiva l’omonimo stabilimento balneare proprio adiacente al padellone – Ebbene, quell’auto era la mia». Dopo il successo dei primi anni, il Comitato ampliò la manifestazione con il mercatino «La Soffitta in piazza», che si teneva lungo la via Aurelia ed i cui banchi arrivavano sino a Portovecchio. Iniziative che oggi diventano sempre più complicate «a causa – dice Elio Ripoli – della burocrazia e delle norme relative alla sicurezza». —

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di Redazione web