Il Tirreno

«IL MERCATO DOVREBBE AUTOREGOLARSI» 

«Centro chiuso e affitti più accessibili un modello-Cecina per riaprire i negozi»

«Centro chiuso e affitti più accessibili un modello-Cecina per riaprire i negozi»

Flavio Fabbri, vicepresidente di Confcommercio, spiega la ricetta per la ripresa economica: «Gli incentivi sono un bluff»

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ROSIGNANO. «Il problema principale sono gli affitti troppo alti. E su quelli c’è poco da fare perché la legge tutela la proprietà privata». Rincara la dose, il vicepresidente di Confcommercio di Rosignano, Flavio Fabbri, dopo aver letto l’intervista al suo superiore Pietro Rotelli, uscita ieri su Il Tirreno. Per lui, che ha un negozio di sistemi per l’antifurto sull’Aurelia, quella della chiusura dei negozi è un dramma quotidiano. «Le richieste per i fondi ci sono, non è che la gente non vuole lavorare. Ma il costo degli affitti è decisamente troppo alto. Si chiedono anche 700 euro per un locale di pochissimi metri quadrati. E gli incentivi sono un’arma a doppio taglio perché quando poi finiscono lasciano il commerciante senza fiato. Il mercato si dovrebbe autoregolare».

A dir la verità, in passato, anche Fabbri era andato a cercare un altro locale per spostare la propria attività. «Ma la zona di piazza del Popolo è ingestibile» spiega. «Ci sono tanti soggetti privati che possiedono fondi, ma che non hanno interesse ad affittarli e così chiedono una cifra irraggiungibile ai più. La conseguenza di tutto ciò è che le saracinesche rimangono abbassate e il centro di Rosignano si sta svuotando». Intervenire per risolvere questa situazione è complicato. «Non si può imporre al proprietario di un fondo di affittarlo perché ognuno fa quel che vuole delle sue proprietà. Ma bisognerebbe far capire alle persone che i fondi commerciali non sono semplici fondi. La chiusura di un negozio, infatti, genera grosse ricadute sul territorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale». Una ricaduta che ha avuto l’effetto di trasferire il commercio a Cecina.

«A livello globale stiamo assistendo a uno spostamento verso gli acquisti online e i centri commerciali. Ma anche qui, nel nostro piccolo, ci sono stati grandi cambiamenti. Cecina, per esempio, ha investito molto sul commercio di vicinato, compiendo lungimiranti operazioni logistiche, come la chiusura del centro al traffico e il potenziamento degli esercizi commerciali. Va detto che lì non hanno una ferrovia che taglia in due il centro della città, ma dovremmo imitare il loro modello». Impossibile, però, tornare al doppio senso di marcia sulla via Aurelia. «Il senso unico ha influito tantissimo sulla diminuzione delle vendite. Il commercio di passaggio è venuto meno. E oltretutto è stato realizzato un cordolo che limita il passaggio dei mezzi di emergenza. Se succede qualcosa ambulanze e camion dei vigili del fuoco non riescono a passare». Tornare al doppio senso, però, è impossibile. «Non si può fare, perché si presero degli incentivi per la riduzione a senso unico. Non resta altro che parlare con l’amministrazione per capire come risolvere la situazione». —

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