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«Blocchiamo lo sfratto» Il sindaco scrive al presidente Mattarella

Maria Meini
«Blocchiamo lo sfratto» Il sindaco scrive al presidente Mattarella

Lippi chiede un intervento del Quirinale in favore di Arnaboldi «Una proroga finché lo Stato non lo avrà risarcito»

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CECINA. Il 3 luglio è fissata l’esecuzione dello sfratto a Franco Arnaboldi, l’imprenditore vittima di un caso giudiziario quarantennale. A seguito di un doppio esproprio per la costruzione della superstrada, Arnaboldi ha visto mettere all’asta ed assegnare per poco più di 100mila euro la sua casa di Collemezzano, in cui si trova anche la sua azienda di vivaista. Sfratto esecutivo, nonostante la Corte europea abbia condannato lo Stato italiano a risarcirlo per circa 800mila euro. Il sindaco di Cecina Samuele Lippi era intervenuto in suo favore il mese scorso, chiedendo un incontro alla prefettura, a seguito del quale la data dello sfratto è stata posticipata. Ma ora il giorno fatidico si avvicina. E Lippi torna a scrivere. Stavolta fa appello al presidente della Repubblica, al quale chiede un “segnale” per Arnaboldi, vittima dello Stato - come certifica la sentenza della Corte Europea. Un segnale che dovrebbe tradursi in una propoga dello sfratto, fino a quando lo Stato non lo avrà risarcito. E non dovrebbe essere troppo lontana questa data, perché lo Stato non ha fatto ricorso contro la Corte di Strasburgo.

«Porto ancora una volta alla Sua attenzione - scrive Lippi al presidente Sergio Mattarella - la complessa vicenda del sig. Franco Arnaboldi, cittadino cecinese, che dopo numerosi rinvii dovrà forzatamente rilasciare l’immobile – il termine ultimo è il 3 luglio - che fino ad oggi è stata la sua abitazione, in conseguenza dell’esecuzione di un ordine di sfratto. Rivolgo a Lei un accorato appello, affinché si faccia, come ha sempre fatto, garante della Nostra Costituzione. Per il profondo rispetto che ho delle istituzioni, in veste di sindaco, non posso impedire alla giustizia di seguire il suo corso. Tuttavia, proprio in quanto sindaco, e per il mandato di cui sono stato investito, sento il dovere di prendermi cura di tutti i cittadini della mia comunità. Non posso esimermi dall’esprimere umana solidarietà al sig. Arnaboldi, protagonista di una annosa vicenda che lo ha visto diventare “vittima” di quella stessa giustizia a cui si era rivolto per essere difeso e tutelato».

«Sarebbe vera espressione di “giustizia” - aggiunge Lippi – che lo Stato Italiano provvedesse con immediatezza al pagamento proprio di quell’importo dovuto e solo dopo procedere all’esecuzione dello sfratto. Arnaboldi ha bisogno di un segnale, una dimostrazione della lealtà dello stato, che sempre protegge i propri cittadini e non li abbandona. Le chiedo pertanto di valutare la possibilità di rinviare quello sfratto, pur legittimo, almeno fino all’avvenuto pagamento da parte dello Stato Italiano del pagamento del risarcimento, come peraltro riconosciuto dalla corte di Giustizia dei Diritti dell’uomo». —

Maria Meini

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