Attenzione
Sfratto deciso per il 3 luglio si allarga la petizione per Franco Arnaboldi
«Mi vogliono fare un Tso» L’imprenditore che ha perso la casa in attesa dei soldi dello Stato si sfoga su change.org Ma Anas respinge gli addebiti
cecina. È una corsa contro il tempo: il 3 luglio, primo mercoledì del mese prossimo, è fissata la data dello sfratto esecutivo per Franco Arnaboldi. Si sfoga l’imprenditore che ha perso la casa di Collemezzano per una incredibile vicenda giudiziaria, in attesa che lo Stato gli paghi il risarcimento di 700mila euro a cui è stato condannato dall’Unione europea. Si sfoga Arnaboldi aggiornando la petizione lanciata attraverso il portale on line change.org che ha ottenuto più di 138mila firme di supporto.
«Temo che mi vogliano fare un Tso», scrive Arnaboldi. Un trattamento sanitario obbligatorio che dovrebbe evitare problemi al momento dell’esecuzione dello sfratto.
Uno stillicidio per l’imprenditore 78enne che da 40 anni è in causa con lo Stato italiano per un esproprio del terreno della sua azienda che ha subìto prima da parte dell’Anas e poi della società Autostrade. Per la realizzazione della variante Aurelia e successivamente del casello autostradale.
La sua storia, raccontata dal Tirreno fin dai primi anni 2000, è rimasta inascoltata per molto tempo. Poi improvvisamente la svolta nei mesi scorsi grazie anche alle sue nuove avvocate, Caterina Farinelli e Jessika Sartini, che si sono battute con forza per evitare al loro assistito lo strazio di trovarsi in mezzo a una strada. Il loro obiettivo è di alzare l’attenzione sul caso di Arnaboldi per tentare quello che sulla carta sembra impossibile: la revisione del procedimento fallimentare che ha determinato l’assegnazione della casa all’asta. Per poco più di centomila euro, contro un valore che supera il milione. Missione impossibile, perché l’assegnazione è avvenuta e gli assegnatari rivendicano il diritto ad entrare in possesso del bene.
Del suo caso si è occupato anche il sindaco Samuele Lippi, che ha scritto al ministro della Giustizia e all’Anas. Alla fine di maggio c’è stato un incontro collegiale in prefettura con tutte le parti in causa. E in quell’occasione è stato deciso di fissare al 3 luglio la data dell’esecuzione.
Nel frattempo Anas ha risposto al Comune di Cecina. Negando qualunque coinvolgimento, poiché è interesata solo come “stazione appaltante” e il ricorso sull’esproprio del 1981 «presentato da Arnaboldi nel 2011 è stato rigettato dagli organi giudiziari competenti». In altre parole, sostiene Anas, il signor Arnaboldi deve essere risarcito dallo Stato italiano, come ha previsto la sentenza del 14 marzo 2019 della Corte europea dei diritti dell’uomo. Risarcimento che deve avvenire entro tre mesi dal giorno della pubblicazione della sentenza.
Una vicenda complessa che è diventata emblema d’ingiustizia. Anche a livello locale si è creata nell’ultimo mese una mobilitazione, attiva soprattutto su facebook, a favore di Arnaboldi. Il suo caso è stato oggetto di una trasmissione delle Iene e di altre trasmissioni televisive.
Da adesso al 3 luglio mancano poco più di 15 giorni: due settimane per ribaltare il risultato di 40 anni di battaglie giudiziarie. Tutte vinte, ma incredibilmente inattuate. —
Maria Meini
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