Gioco
Fra gli indagati dieci minorenni gli appuntamenti via Whatsapp
Ventidue perquisizioni con i cani e numerose intercettazioni telefoniche hanno consentito ai militari di stroncare il giro: beccati oltre cento consumatori
CECINA. Si davano appuntamento sia al telefono che via Whatsapp, quindi con i messaggi del cellulare. Un sistema di comunicazione ben collaudato che però non aveva fatto i conti con i mezzi della guardia di finanza, che da oltre un anno li stava ascoltando, riuscendo a ricostruire i luoghi da loro frequentati e gli appuntamenti che si davano di volta in volta per spacciare droga come ecstasy, marijuana e hashish.. Per questo, ogni volta che si trovavano da qualche parte, nel momento dello scambio soldi-sostanze stupefacenti arrivavano i militari della tenenza di Cecina, guidati dalla capitano Roberta Schiavulli, o quelli degli altri reparti provinciali, che li denunciavano o li arrestavano in flagranza di reato.
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In un caso, addirittura, un minorenne di Cecina alla vista dei militari ha tentato di disfarsi della droga ricevuta, occultandola lungo i tubi di scarico, poco al di sotto del soffitto, all’interno di un parcheggio comunale seminterrato. Ma non è servito a nulla, perché i finanzieri l’hanno trovata lo stesso. Lo stupefacente sequestrato, ricevuto a credito dai due capi della presunta banda di spacciatori – secondo l’accusa sono due ventenni, uno albanese e l’altro marocchino, entrambi arrestati e sottoposti a obbligo di dimora nel comune di Cecina – aveva provocato la loro ira, con minacce per incassare comunque il denaro di fatto perso dopo l’intervento dei militari. Le Fiamme gialle, grazie anche alle intercettazioni telefoniche, sono riuscite a ricostruire tutto il giro della droga, stroncandolo e fermando pure un terzo pusher ventenne, che in casa aveva quattro etti di marijuana e oltre 2.700 euro in contanti. A lui è stato pure sequestrato il cellulare, grazie al quale i finanzieri hanno potuto ottenere altri elementi utili alle indagini.
Ventidue le perquisizioni domiciliari con i cani antidroga disposte dall’aprile dell’anno scorso ad oggi, tutte a carico degli indagati maggiorenni. A coordinare l’inchiesta è il sostituto procuratore Massimo Mannucci, mentre il giudice per le indagini preliminari è Mario Profeta. Per i dieci minorenni non è stato richiesto nessun accertamento domiciliare. Per loro, dalla procura di Livorno, è già arrivato l’avviso di chiusura delle indagini. Tutti sono stati denunciati alla procura dei minori di Firenze. I 23 maggiorenni, invece, alla procura labronica. Fra i loro i tre arrestati, per i quali il gip ha già convalidato l’arresto, rimettendo in libertà uno di loro e sottoponendo all’obbligo di dimora i due registi dell’organizzazione, il ventenne marocchino e il coetaneo albanese che secondo l’accusa avrebbero rifornito tutti gli altri ragazzi, a volte pure minacciandoli. —
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