Gioco
La promessa di Donati: «Città più bella tra turismo e cultura». E alla Solvay chiederà soldi e rispetto per l'ambiente
Daniele Donati, nuovo sindaco di Rosignano al lavoro per una giunta “rosa”: in pole Prinetti, Becuzzi, Giovani e Montagnani
ROSIGNANO. L’intervista è finita da meno di un’ora quando sul display del cellulare compare il nome: Daniele Donati. «Salve, le volevo dire una cosa. Mi dà la giunta? No – risponde – su quella ci sto lavorando (sorride). Era per avvisarla che mi ha appena chiamato la Di Dio (la candidata del centrodestra battuta al ballottaggio ndr) per farmi le congratulazione». Quella telefonata, il bancario antidivo che guiderà Rosignano per i prossimi cinque anni, la aspettava dalla sera precedente. «Altri della lista avversaria – aveva ammesso con un po’ di amarezza – mi hanno chiamato e mi ha fatto piacere...». Ora che tutti i numeri sono al loro posto e i conti, come nelle analisi finanziarie che svolge per lavoro, tornano, è tempo di guardare al futuro. L’appuntamento è su una panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza sulle donne, davanti all’ingresso della biblioteca “Le Creste”, nel cuore del quartiere della Posta.
Sindaco, lo dice il nome: Rosignano è la Solvay e la Solvay è in buona parte Rosignano. Cos’ha in mente per uno dei nodi più importanti di questo territorio?
«Aprirò un tavolo con i vertici del la Solvay e tutte le imprese del parco industriale al quale parteciperanno anche i sindacati. L’obiettivo è individuare elementi condivisi a tutela dell’ambiente e le ricadute economiche che queste aziende possono avere sul territorio, perché sono convinto che possano e debbano dare di più, anche a livello economico».
In campagna elettorale aveva promesso anche un’indagine epidemiologica per capire la frequenza di alcune malattie sul territorio. Si farà?
«Certo, e sarà affidata a un istituto pubblico».
Torniamo al ballottaggio. Oltre a lei ha vinto l’astensione. Rosignano ha registrato uno dei dati più bassi della Toscana: meno di un elettore su due è andato alle urne. Come se lo spiega?
«È un dato che conferma la tendenza del ballottaggio del 2009 dove il calo rispetto al primo turno è stato costante. Comunque è un elemento da tenere di conto».
Colpa anche delle scelte di Marabotti e dei Cinque Stelle?
«Che io sappia Marabotti a votare è andato anche al secondo turno, ma è ovvio che l’affluenza è anche il frutto della scelta di molti di non schierarsi».
Guardando al nuovo consiglio comunale, se la Di Dio confermasse la volontà di rinunciare ci sarebbe un’opposizione tutta leghista.
«È solo una novità rispetto a quadro politico vissuto fino ad oggi, ma per noi cambia nulla».
Pacato, non certo individualista, cresciuto nella società civile. Il suo non è proprio il profilo di sindaco tutto selfie e Twitter. È questa la nuova tendenza vincente del Pd?
«Questo non lo so, ma credo che la politica urlata e leaderismo siano al capolinea. Perché la gente ha voglia di persone che affrontino i problemi non con la pancia ma con la testa, magari con l’aiuto di collaboratori competenti. Ecco perché il Pd deve aprirsi come abbiamo fatto noi a liste civiche perché da solo non è autosufficiente».
Torniamo alla giunta: si fanno i nomi di Alice Prinetti, la più votata del Pd, dell’architetta Martina Becuzzi, Caterina Giovani, presidente del consiglio comunale uscente, Licia Montagnani, assessora al Turismo uscente e di Beniamino Franceschini, l’uomo della comunicazione.
«Guardi, non confermo. Però le dico che mi piacerebbe una giunta con più donne che uomini e che dovranno essere rappresentative delle liste collegate alla coalizione».
E per lei che deleghe terrà?
«Per adesso la polizia municipale, la sicurezza e la grande industria».
Senta, per il suo predecessore Alessandro Franchi ci saranno incarichi?
«Alessandro ha chiuso il suo percorso amministrativo ma credo e spero che rimarrà nella politica. Per il momento per lui non ho né proposte né un ruolo garantito, ma spero si possano aprire prospettive per valorizzare la sua esperienza».
Andiamo alle cose concrete. Quale sarà il primo atto della nuova giunta?
«Una variazione di bilancio per reperire risorse da destinare a lavori a strade e decoro urbano. Vero è che in campagna elettorale un buca diventa un cratere, ma la città ha bisogno di questi investimenti».
La cifra?
«Circa 4,5 milioni di euro. Ma qualcosa vorremmo lasciarlo in cassa».
Parliamo di turismo, a cominciare da Castiglioncello un luogo mitico che oggi, forse, rende meno rispetto alle sue potenzialità e alla sua storia.
«A Castiglioncello serve un maquillage, una cura di chirurgia plastica, ma qualcosa è stato fatto: via Fucini, piazza della Vittoria e le risorse stanziate per il castello Pasquini. Ma la vera sfida è quella di incentivare e valorizzare la collina attraverso provvedimenti urbanistici che sviluppino il turismo ambientale e culturale».
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