Il Tirreno

La riconferma di Lippi nel segno del fare «Amministrare serve a cambiare in meglio»

Maria Meini
La riconferma di Lippi nel segno del fare «Amministrare serve a cambiare in meglio»

Vince il ballottaggio dopo una campagna molto social Ha pescato voti anche a destra con una squadra inattesa

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La volta scorsa, appena ricevuto il risultato del ballottaggio, Samuele Lippi festeggiò la vittoria facendo il giro della sede elettorale sulle spalle di Lucianone. Luciano Bandini, il “mitico” custode del Pd cecinese scomparso troppo presto, glielo aveva promesso “al nipote del capoccino”: «Se diventi sindaco ti faccio fare la cavalcata come a Stefano». Facendo riferimento a Stefano Benedetti, il suo predecessore a Palazzo civico. Stavolta Lucianone non c’è, ma il suo nome riecheggia nelle stanze di via Marrucci. Stessa sede elettorale del 2014. Lippi non lo nasconde: è scaramantico, porta con sé dei cornetti rossi. Così come non nasconde il brutto carattere.

Quando arriva il risultato, ieri sera, è passata da poco la mezzanotte: la tensione si scioglie di fronte ai cartelloni elettorali con le faccione del candidato sindaco. Le matite degli attivissimi animatori della macchina lippiana si fermano. Alessandra Meini e Nicola Imbroglia, i due coordinatori, Federico Cartei, ex assessore e mentore, possono tirare un sospiro di sollievo dopo una lunga, faticosa campagna elettorale. E la festa ha inizio. Si brinda. Lippi abbraccia la moglie Serena, sempre al suo fianco. Insieme al babbo Adriano.

Samuele Lippi non aveva preso benissimo la sconfitta al primo turno. Nel suo entourage erano convinti di passare senza il ballottaggio, che volevano evitare come la peste perché temevano l’effetto tutti-contro-uno. Invece è andata bene: 13 punti in più su Pazzaglia, oltre 1200 voti di differenza, mentre con Barabino, nel 2014, si era fermato al + 4%. Lippi la prende come una conferma della sua idea d’amministrazione post-ideologica. «Ho lavorato tanto in questi 5 anni - commenta a caldo - per Cecina, per la mia città. Ho conosciuto persone splendide che non mi avevano votato ma con le quali ho stretto rapporti di collaborazione e spesso di amicizia. Io credo in questo, ho un sogno e non mi vergogno di dirlo apertamente: credo che si debba amministrare per cambiare in meglio, coinvolgendo le persone giuste senza guardare all’ideologia». Lui si definisce il “sindaco del fare”. E non disdegna di guardare oltre il centrosinistra. Gli avversari lo accusano di essere spregiudicato, di voler vincere coi voti della destra. Anche quella meno moderata. Lippi non lo nega. Ma rilancia. «Io sono nato nel 1972, ho cominciato giovanissimo a fare politica, sempre a sinistra. Ma non sono mai stato nel Pci, sono troppo giovane». Il Tao al collo ricorda la sua militanza negli scout, e dagli scout, e dal mondo cattolico di base, ha pescato molto per le sue liste civiche. Già al primo mandato, nel 2014, stupì l’elettorato più tradizionale nominando vicesindaco un ex sacerdote, Giovanni Salvini. In molti pensavano che avrebbe gettato presto la spugna invece è stato l’assessore più longevo che è rimasto saldo in giunta fino alla conclusione della consiliatura, impermeabile al ricambio vorticoso che ha moltiplicato gli assessori.

Per il secondo mandato Lippi ha voluto andare oltre. Ha pescato dal cilindro tre nomi prima del voto del 26 maggio, che hanno fatto da detonatore. Uno in particolare: il maresciallo Fabio Pacchini, comandante della stazione dei carabinieri, indicato come prossimo assessore alla sicurezza. Al centrodestra la mossa non è piaciuta.

Nella rosa dei tre esterni, ha messo anche una esponente di spicco dell’Anci cecinese, l’associazione partigiani. L’ex professoressa del Fermi, già consigliera di Rifondazione, Lucia Valori, come assessora alla cultura. Accanto a lei l’architetto Gabriele Bulichelli, delega all’innovazione. Nessuna militanza politica ma una collocazione nota sul fronte del centrodestra.

Lippi ha fatto una campagna elettorale molto social e nei video Facebook a suo sostegno sono sfilati tanti “insospettabili”. L’ultimo l’ha affidato alla nonna, con una virata intimista. La nonna Maria, moglie del capoccino, verduraio di Marina, dalla poltrona gli ha augurato di vincere e come tutte le nonne ha esagerato: “Io te ne darei dieci di voti...” Gli ha portato fortuna. —

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di Redazione web