Il Tirreno

 

Lo Stato confisca 29 proprietà riconducibili a Fedele

Manolo Morandini
Lo Stato confisca 29 proprietà riconducibili a Fedele

Nell’elenco case, garage e terreni tra Castagneto, Campiglia e Cecina. Contrasto all’usura, dopo le inchieste e i processi applicato il codice antimafia

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CASTAGNETO. Quattro appartamenti a San Vincenzo, zona Paese Nuovo. Altrettanti a Campiglia Marittima, uno nel borgo e il resto nel cuore di Venturina. E proprietà a Castagneto Carducci, 14 in tutto: concentrate tra Marina di Castagneto e Donoratico, dove si conta anche due immobili ad uso commerciale. E cinque a Cecina: tutte ai margini della città in zone di campagna. Nel complesso 29 immobili, confiscati in via definitiva in applicazione del Codice delle leggi antimafia. Case, garage e terreni. Un patrimonio milionario che mette a nudo, per la prima volta nella provincia di Livorno, l’esistenza di uno strutturato sistema di usura. In tutta la provincia di Livorno nell’archivio degli immobili in gestione all’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati si contano 41 immobili. I 29 confiscati in via definitiva danno la misura della rilevanza del provvedimento. Sono tutti riferibili alla disponibilità di Michelangelo Fedele, 74 anni, originario della Calabria ma da decenni residente a Castagneto Carducci.

L’imprenditore Fedele più volte è finito al centro di inchieste per le sue attività di compravendita di immobili. Ma il 12 aprile dello scorso anno la sentenza del Tribunale di Livorno segna un precedente. È il pronunciamento di primo grado dell’indagine Real Estate, condotta dal 2013 da guardia di finanza e carabinieri. Nelle 47 pagine della sentenza a marcare la differenza sono le vicende di una famiglia di Campiglia Marittima e una di San Vincenzo. Nomi e circostanze che non riferiamo a tutela delle vittime riconosciute di usura. Così come non vengono forniti gli indirizzi degli immobili confiscati. Di questi e degli altri. In tutto 29. E tutti destinati a entrare nella disponibilità dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati in base a due sentenze della Cassazione di aprile scorso.

«Mi poteva aiutare, non c’era nessun altro e avevo bisogno». Scorri gli stralci delle dichiarazioni delle vittime e tutte ripetono lo stesso ritornello. Travolte dagli eventi. Dalle difficoltà economiche. Finiscono a fondo. È un meccanismo che si rinnova. Sempre uguale.

La sentenza del Tribunale di Livorno ha condannato Fedele a dodici anni di reclusione per i due episodi d’usura, una multa di 56mila euro, l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e 60mila euro complessivi di provvisionale alle parti civili, mentre l’entità del danno dovrà essere liquidata in un separato giudizio. Ma si dispone anche la confisca degli immobili di Campiglia Marittima e San Vincenzo che sono oggetto dell’imputazione. Il tutto al termine di un’indagine complessa, coordinata nell’ultima parte dal procuratore capo Ettore Squillace Greco, che nel processo ha sostenuto l’accusa in aula chiedendo una condanna a undici anni e mezzo per Fedele. Il cosiddetto sistema Fedele è un meccanismo rodato. I beni venivano acquisiti attraverso compravendite o mediante aggiudicazione all’asta, utilizzando disponibilità finanziarie che secondo quanto accertato nelle indagini sono di provenienza illecita. In base agli accertamenti della guardia di finanza, secondo i giudici del tribunale di Livorno emerge “un’ingiustificata sproporzione – si legge nella sentenza della Cassazione che conferma la confisca degli immobili – tra impieghi e redditi disponibili in assenza di dimostrazione da parte dell’interessato dell’utilizzo di risorse finanziarie lecitamente acquisite”.

Beni intestati o cointestati, in alcuni casi, solo formalmente alla moglie e ai figli, per i quali le tasse venivano pagate regolarmente, per non attirare l’attenzione. Case comprate tutte tramite assegni bancari o circolari, senza mai ricorrere a mutui o finanziamenti. Un mondo che è emerso grazie al lavoro certosino della finanza, che ha gestito tutta la parte contabile. La maggior parte degli appartamenti confiscati sono tuttora affittati a famiglie, che possono continuare ad abitarvi. Solo che ora i canoni sono riscossi dall’amministratore giudiziario e quindi finiscono in tasca allo Stato.

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