Toscana
L'orefice col mito del nonno orologiaio: «Da qui è partita la mia vita»
Vada, fin da bambino Federico Bertoli ha respirato sapori e odori di laboratorio orafo. E ora crea gioielli: dal disegno grafico a mano fino alla modellazione del materiale
VADA. L’ immagine di suo nonno seduto al banchetto nel suo negozio a sistemare gli orologi. «Ho ancora nella mente quell’immagine, un momento della mia vita fermo nel tempo, esattamente il momento in cui ho deciso che quello sarebbe stato il mio lavoro». Federico Bertoli, orefice di terza generazione, ricorda il laboratorio di suo nonno Guerrino Bertoli, quando era ancora vicino la stazione di Cecina. «Il loro primo negozio – ricorda Federico Bertoli, attuale titolare dell’oreficeria Bertoli, in piazza Garibaldi a Vada - venne aperto nel 1947 e con mio nonno presto andò anche mio padre Giuliano a lavorare ed insieme si spostarono in piazza Gramsci, dove sono tuttora». Una passione arrivata ben presto per Federico Bertoli e coltivata da subito «considerato che nel 1992 mi iscrissi alla scuola d’arte di Firenze, la scuola da orafo che frequentai per un anno». Finita la scuola, la gavetta nel negozio di famiglia fino al 1996, quando «rilevai la mia attuale attività qui a Vada. Ho sempre avuto questa passione, una passione che, fortunatamente, nel corso degli anni si è trasformata in un lavoro».
Una passione che Federico Bertoli racconta grazie all’iniziativa “I negozi della nostra storia”, organizzata da Il Tirreno e Confcommercio: «Si può tranquillamente dire che ci sono nato all’interno di un’oreficeria ed è proprio da lì, dal vivere quotidianamente in laboratorio e in negozio, che è nata la mia passione». Per le sue creazioni di anelli, bracciali e gioielli più in generale Federico Bertoli si appoggia ai laboratori di famiglia, «perché all'interno del mio negozio non c'è un laboratorio però posso dire che questa attività è l’unica aperta da così tanto tempo. Mi piace entrare in laboratorio e creare le mie idee, i miei oggetti: il primo gioiello che ho realizzato da solo è stato un bracciale, anche se la mia passione principale resta quella per gli orologi, esattamente come il mio babbo, che tratta maggiormente orologi».
«Al momento i miei due figli, Noemi di 13 anni e Giulio di 12 – ammette Federico Bertoli – non sembrano ancora interessati alla mia attività. A me piacerebbe che loro si appassionassero all’attività di famiglia e per questo c’è ancora tempo: di sicuro li incoraggerò a studiare».
Un’attività che nel corso degli anni si è evoluta ed ha visto affiancare all’aspetto puramente artigianale e manuale le possibilità offerte dalla tecnologia. «E noi ci siamo adeguati e anche il lavoro in laboratorio è cambiato, di pari passo con la tecnologia e le sue evoluzioni. Di base, le procedure sono rimaste le stesse: dall’idea di un nuovo gioiello, si passa al disegno e alla sua realizzazione grafica, che facciamo rigorosamente a mano. Il passo successivo è il taglio della lastra del materiale, che sia oro o argento, che va tagliata e modellata, il tutto ancora a mano. Tra i macchinari di nuova generazione, tuttavia, presenti nei nostri laboratori ci sono le macchine per le incisioni, ad esempio di una data o di un nome, che sono tutte automatiche con il laser ed è tutto computerizzato».
«A cambiare, inoltre, è stata anche la clientela, che ora è più attenta a spendere -conclude - di sicuro il classico gioiello, come il diamante o l’anello, si continua a vendere però meno rispetto al passato».
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