Il dolore
Azzardò arredi e design con gusto premonitore, scomparso a 87 anni Flavio Menichini
Cecina, negli anni Settanta aprì lo spazio “Habitat” nel “Palazzo galleria” con uno showroom che aveva allestimenti sempre diversi
CECINA. Trenta anni fa mi arredò la casa ed è ancora come la fece lui. Una frase che ora sarebbe demodé, nell’epoca dell’arredamento a basso prezzo, dei mobili acquistati nei supermercati e di gusto globale, che vanno bene a ogni latitudine. Ma quando “lui” portò la cultura dell’abitare a Cecina non era così. E molti degli arredamenti che pensò e realizzò a partire dagli anni Settanta sono ancora in piedi. E funzionanti. Lui era Flavio Pierluigi Menichini, 87 anni, morto nei giorni scorsi. E proprio per l’impronta del gusto che ha saputo trasmettere, la famiglia ha ricevuto attestazioni di stima e di affetto a non finire.
A ricordarlo sono i due figli, Niccolò e Federico (l’imprenditore ha lasciato anche la moglie Marisa): «Professionalmente nacque nella falegnameria di suo padre in cui realizzò uno showroom». Qui iniziò a presentare il design delle grandi aziende. «Era l’epoca della nascita del design, con il passaggio dall’artigianato all’industria - spiegano i due fratelli - erano gli anni della ‘dolce vita’ romana che lui assaporò quando venne chiamato da committenti importanti per la ristrutturazione e l’allestimento di alcuni appartamenti proprio nella capitale».
Nel 1971 trasferì l’attività a Cecina, all’interno del “Palazzo galleria” creando lo spazio ‘Habitat” con una selezione di elementi di arredo, oggetti di design e soluzioni puntando alla qualità. «Le aziende erano tra le migliori nel campo dell'arredo e dell'interior design a livello mondiale - raccontano ancora - Bernini, Zanotta, B&B, Flos, Artemide, Martinelli, per citarne alcuni, insieme a una schiera di aziende meno note, almeno al loro esordio, che sperimentavano, proponevano, azzardavano».
«Era una scommessa, quella che venne proposta da nostro padre - spiegano ancora - in questa piccola realtà grazie al contatto con design e creativi di Milano, nello showroom vennero oscurate le vetrine che affacciavano sulle vie adiacenti per favorire lo spazio interno alla galleria, più intimo e riservato, dove realizzava una istallazione in continuo divenire che ha segnato la memoria dei cecinesi e degli ospiti che venivano a trovarlo».
La sua attività copriva un territorio che andava da Livorno a Grosseto, dall’isola d’Elba a Firenze, da Viareggio e all’Abetone. «Lo spazio, ancora oggi, è animato da oggetti che hanno segnato la storia del design - spiegano ancora - oggetti che in tempi recenti sono diventati icone di un mondo che funziona ancora».E aggiungono: «Il suo lavoro non è stato solo ‘vendere mobili’, ma progettare e allestire gli interni: la coordinazione di artigiani, imprese edili, fornitori dipendeva da lui, imponendo spesso soluzioni a cui gli operatori, pur qualificati, non erano abituati. Anche nella proposta di materiali e finiture era innovativo a all’avanguardia. Il risultato è leggibile in uno stile riconoscibile e consolidato nel tempo».
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