Sicurezza
Se il terapeuta è in famiglia, così si combattono droga e gioco d'azzardo
Il progetto del Serd di Cecina per vincere le varie forme di dipendenza
CECINA. Chiamiamola pure un’”alleanza-terapeutica”. Psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali che lavorano spalla a spalla con i parenti più stretti del paziente: siano essi stessi i genitori, un figlio, uno dei coniugi. Per aiutare ad uscire dal tunnel della dipendenza (non solo quella da sostanze stupefacenti, eroina e cocaina su tutte, ma anche quella del gioco d’azzardo) il Serd di Cecina ha predisposto un progetto che comincia adare i suoi frutti.
«L'intervento mirato sulle dipendenze - spiegano - si affronta mettendo professionisti e familiari insieme in squadra». Il Servizio Dipendenze (Serd) di Cecina, che negli ultimi anni ha organizzato circa 20 “gruppi familiari” per intraprendere il complicato e tortuoso percorso che porta a interrompere le catene delle dipendenze.
«L’idea alla base dei “gruppi familiari” - spiega l’Asl - è quella di costruire un fronte comune con i genitori, ma anche i coniugi o i figli della persona in difficoltà, ritenendo questa “alleanza terapeutica” necessaria per affrontare questa complessa problematica. La scelta dei partecipanti ai gruppi non è scontata e i familiari vengono preparati attraverso un lavoro individuale che si svolge in parallelo a quello fatto con gli utenti stessi. Quando l'utente stesso è reticente nel percorso di cura, si comincia dai familiari e per preparare il terreno di cura mirato». Come funziona? «Una volta individuati i partecipanti, gli operatori, generalmente tre, organizzano incontri con cadenza quindicinale, proponendosi non solo di informare sulle sostanze e sulle dinamiche familiari, ma anche di creare, attraverso strategie di intervento sia individuale che familiare, relazioni di auto e mutuo aiuto. All'interno di questi gruppi vengono utilizzate tecniche di supporto emotivo, elaborazione psicologica e lettura delle dinamiche familiari che si alternano a spunti psicoeducativi e formativi sulle sostanze, sul desiderio spasmodico di assumere una sostanza (craving) e sulla dipendenza nella sua complessità, compresa quella affettiva».
L'intervento è indirizzato anche ai familiari, che possono avere informazioni non chiare, dinamiche disfunzionali che mantengono la dipendenza, ma spesso sono essi stessi portatori di disturbi successivi e conseguenti alla dipendenza stessa, che crea stress, ansia anticipatoria, violenza, fino a presentare un disturbo post traumatico da stress. «La dipendenza - spiegano gli esperti - infatti crea stress acuto e cronico e violenza, psicologica e fisica talvolta. La presenza all'interno del "gruppo genitoriale" di più operatori con molteplici professionalità (assistente sociale, psicologo, medico, educatrice) permette l'integrazione di approcci terapeutici diversi e la realizzazione di un vero lavoro multidisciplinare». Questo ha dato negli anni risultati sia a livello terapeutico sia di prevenzione secondaria con un significativo e diffuso consenso da parte degli interessati.
L'accesso al servizio avviene tramite appuntamento telefonico (0586-680.601) o presentandosi direttamente al Serd. Dopo una fase di prima accoglienza viene effettuata una diagnosi con conseguente programmazione del percorso più adatto e, nell'ottica di un intervento ad ampio spettro, vengono offerti incontri tramite gruppi sia “familiari” sia specifici per la “tipologia” di utente (con dipendenze da sostanze, da gioco d’azzardo patologico, psicoeducativo ecc).
Il servizio, guidato fino a poche settimane fa dal responsabile Vincenzo Bonini recentemente scomparso e adesso gestito da Silvano Gagliardi, è composto da Francesca Benucci (assistente sociale), Sabrina Costantini (psicologa- psicoterapeuta), Maria Lisa Gallo (educatrice), un gruppo di professionisti che integrando le proprie competenze riesce “ad assicurare un valore aggiunto al servizio”.
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