Sicurezza
Il ritorno a "La Pineta" senza Luciano: «Una stretta al cuore, ma lui è sempre con noi»
Bibbona, il viaggio nel ristorante-baracca dopo la drammatica scomparsa dello chef stellato tra ricordi e la passione dei figli
BIBBONA. Il ritorno alla “Pineta dello Zazzeri” mi ha provocato una forte stretta al cuore. Sono entrata con un bagaglio carico di emozioni e tanti ricordi. La malinconia mi ha “pizzicato” ogni metro che ho percorso dopo aver sterzato dalla strada dei campeggi, procedendo verso il mare. La Baracca dello Zazzeri è un luogo improvviso che è nato là e là e rimasto nonostante le mode e i cambiamenti. Il mio ritorno è iniziato proprio nel percorrere quelle poche centinaia di metri che dividono la pineta dalla spiaggia. Tutto sembrava uguale a sempre ma non lo era.
Luciano Zazzeri non era più al solito posto, con l’aria disordinata, gli occhiali tondi e gialli, il sorriso beffardo. Poi mi sono nuovamente distratta con il rumore delle onde, la spuma, l’odore del salmastro, il vento... E poi l'ho rivisto appoggiato alla struttura in legno, fuori dal ristorante, dove apparecchiava d’estate. Era una sicurezza, la sua presenza. Ora Luciano non c’è più. Sono entrata e ho visto la sua foto, appesa al muro. I suoi trofei, i suoi pesci, mancava la sua fisicità. Una sorta di gomitolo in bocca mi bloccava il respiro. Con cautela ho trovato la forza per respirare.
Poi ho guardato fuori, il mare, e sono stata un po’ meglio. La sala era sempre la stessa, il solito profumo di legno tinteggiato misto a salmastro, impregnato di voci, odori, serate interminabili. Mancava solo lui anche se, in verità, affiorava tra i tavoli, con un sorriso, una mano sulla spalla, una battuta. «Vieni avanti Divina – mi ha sussurrato uno dei gemelli- Luciano sarà sempre con noi».
Con timidezza mi sono fatta coraggio e ho percorso quel breve tratto di corridoio che separa i tavoli. Sono passata davanti alla scrivania, dove spesso stava. Seduto, in piedi, al telefono. Affacciato alla finestra che dà sulla cucina. Il suo regno. Una cucina sincera fatta da un uomo semplice che ha saputo conquistare il mondo. E sono stata felice di ritrovarla quell’idea di cucina semplice, ancorata al focolare di famiglia ma arricchita da brillante intuizione e quella spinta contemporanea che non guasta. Il calamaro grigliato sulla spuma di fave con rigatino, come faceva la nonna, lo conferma tutt'ora. La delicatezza dello spaghetto all’impepata, difficile da fare, perché uno spaghetto alle cozze buono è raro. Con quella mentina che lasciava la bocca perfetta. Bravo Daniele, di padre in figlio, è proprio il caso di dirlo. E non poteva mancare il baccalà, uno dei must di Luciano, che regnerà. Noi non ci arrendiamo.
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