Attenzione
La Cgil: «Non mancano bagnini, mancano gli schiavi»
Secondo la Filcams la crisi delle professionalità nel settore è legata alla precarizzazione e c’è anche lavoro in nero
CECINA. «La crisi delle professionalità nel settore dei bagnini è legata alla precarizzazione. Direi che più che gli assistenti bagnanti mancano gli schiavi». Queste le parole dure di Pieralba Fraddanni della Filcams Cgil che inquadra la scarsità di queste figure professionali con un’assenza di diritti e di violazioni del contratto di lavoro».. Il sindacato non usa mezzi termini rispetto alla carenza lamentata sia negli stabilimenti privati che per i piani di salvataggio che vengono affidati ad aziende o a cooperative dalle amministrazioni comunali.
Nei giorni scorsi abbiamo portato le testimonianze di addetti ai lavori, dagli istruttori che rilasciano i brevetti fino ai proprietari degli stabilimenti balneari, da Cecina a Marina di Bibbona. «Nonostante il settore in questione, il turismo, sia trainante, - va avanti la sindacalista - ancora oggi non c’è voglia di costruire percorsi corretti. È bene specificare che non tutte le situazioni sono uguali e c’è anche chi si comporta correttamente». La mentalità deve essere, secondo Fraddanni, «di costruire buona occupazione. Ma questo pare, secondo il sindacato, che in molti casi non avvenga. «Abbiamo persone che vengono fatti lavorare in nero - va avanti Fraddanni - oppure addetti che vengono pagate per un tot di ore ma lavorano molto di più. E questo vale sia per i bagnini ma anche per i camerieri che sono impegnati nei bar o nei ristoranti. Oppure il personale che lavora negli alberghi». Nessun segmento del mercato escluso. E infatti mancano anche cameriere ai piani negli alberghi e pizzaioli all’isola d’Elba.
«Fino ad arrivare ai contratti pirata al ribasso - aggiunge la sindacalista della Cgil - in cui le modalità vengono gestite dai proprietari delle strutture». «Ecco perché mancano le professionalità - spiega ancora - con queste modalità i lavoratori non possono costruirci la loro professione e il loro futuro. E infatti anche negli stabilimenti ci sono ricambi continui di personale ». Per completare il quadro gli ispettori della Direzione del lavoro sono sempre meno e quindi i controlli sono pochissimi. Più, come spiega sempre Fraddanni, «i lavoratori vengono alla Cgil ma poi non denunciano, non vanno avanti con la vertenza perché hanno paura di ritorsioni e di non trovare neppure il lavoro sottopagato». —
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