Gioco
La storia di Ivona, ex badante morta bruciata in una baracca
Nel 2009 il caso della 50enne polacca che viveva sul fiume pescando carpe. Pochi mesi prima un’altra straniera senza tetto scivolò nell’acqua
cecina. La donna trovata morta sul fiume Cecina rimanda a un triste precedente. Era il marzo 2009, quando fu trovata morta carbonizzata nella sua baracca una cinquantenne polacca senza fissa dimora: Ivona Matysek. Bruciata nel sonno per colpa di un fornellino che aveva lasciato acceso.
Pochi mesi prima un’altra donna era scivolata nell’acqua per caso. Tutte e due sole, tutte e due straniere, tutte e due “baraccate” che avevano scelto il greto del fiume come dimora. Ex badanti rimaste sulla strada dopo la morte degli anziani che accudivano. Entrambe storie di miseria e dignità, finite male: come raccontò Il Tirreno, tra le poche cose che il fuoco non aveva ingoiato del tutto nella capanna di Ivona era rimasto un vocabolario di italiano. Era il libro che la donna stava leggendo, che teneva vicino a sé per imparare la nostra lingua, la lingua del paese in cui da anni aveva scelto di vivere per sfuggire alla povertà. Prima accettabilmente, poi dopo la morte in un incidente stradale del suo compagno tutto era precipitato: niente lavoro, niente soldi, niente casa.
Ivona viveva in una baracca di fortuna realizzata all'interno di un canneto andato in fiamme nella zona di Palazzi. Furono i vigili del fuoco intervenuti per domare l’incendio ad accorgersi che tra la vegetazione c'era la baracca, dove la donna viveva da circa un anno, pescando carpe nel fiume. Secondo vigili del fuoco e i carabinieri passò dal sonno alla morte.
La sua storia era stata raccontata un paio di settimane prima dal Tirreno di Cecina. Era scattata una gara di solidarietà e Ivona, che chiedeva solo di poter lavorare onestamente, aveva trovato lavoro in città come badante. Solo da un paio di giorni era tornata a vivere nella baracca sul fiume. Dove trovò la morte.
Ancora presto per dire se anche il caso che si è verificato ieri si inserisce in una analoga storia di povertà.
Il cadavere non presenta segni di violenza secondo i carabinieri che sono intervenuti insieme ai soccorritori della Pubblica assistenza e ai vigili del fuoco. Ma dovranno essere effettuati degli esami sul corpo per capire meglio come si è verificata la morte. Anche se al momento l’ipotesi più probabile è quella di un malore.
Perché si trovava lungo il fiume la donna? Viveva lì, come Ivona, a pochi passi dalla città ma nella schiera degli invisibili? Senza casa né un lavoro? Domande a cui nelle prossime ore potrà essere data una risposta.
Certo, resta un alone di tristezza su una vicenda che sembra una triste fotocopia di un film già visto. E a cui non avremmo più voluto assistere. —
Maria Meini
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