Il Tirreno

IL CASO 

«Anas non seguì il tracciato e il Comune di Cecina cambiò il piano regolatore»

Maria Meini
«Anas non seguì il tracciato e il Comune di Cecina cambiò il piano regolatore»

Franco Arnaboldi ricostruisce l’avvio della sua odissea giudiziaria: «Alla fine del 1980 Anas mise i picchetti nella mia proprietà e io ricorsi al Tar» 

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Era il 1980. Ultimi mesi dell’anno. A novembre Reagan è rieletto presidente degli Stati Uniti, l’8 dicembre uno squilibrato uccide il mito John Lennon. «Una mattina mi sveglio e trovo i picchetti per il tracciato della futura Variante Aurelia sul mio terreno. Picchetti che non rispettano il tracciato previsto nel piano regolatore del Comune. Io presento ricorso al Tar, che blocca i cantieri. Ma il Comune di Cecina, nel 1981, cambia il Piano regolatore adeguandolo al tracciato Anas». Franco Arnaboldi, l’imprenditore che ha perso la casa stritolato da una battaglia legale contro lo Stato che dura da 40 anni, ricostruisce l’inizio della sua odissea giudiziaria. Un tracciato non rispettato, un colpo di penna. 1980: il signor Franco ha 39 anni. Adesso di anni ne ha 78. Martedì prossimo la sua casa, venduta all’asta al 12° incanto per 135mila euro, doveva essere assegnata agli acquirenti e Arnaboldi si sarebbe trovato in mezzo a una strada. Ma lo sfratto è stato bloccato a data da destinarsi. Le sue avvocate, Caterina Farinelli e Jessica Sartini, che hanno preso in carico il caso l’anno scorso quando ormai la casa era stata aggiudicata, hanno scatenato una battaglia mediatica chiedendo giustizia. «Vogliamo che il caso di Arnaboldi sia rivisto perché ci sono troppe incongruenze, troppe cose da chiarire - dicono -. E se lo sfratto dovesse essere effettuato, vogliamo una collocazione per Franco adeguata a un uomo di 78 anni e dignitosa: non certo sotto le stelle». Ma le due agguerrite legali sperano che non si verifichi questa evenienza. Vogliono che il caso sia riaperto.

Un caso portato alla luce da Il Tirreno che è finito sulle Iene, in Rai e sulla piattaforma di petizioni on line change.org ottenendo più di centomila firme a sostegno.

Franco Arnaboldi ci accoglie nella casa-azienda, in via Tronto a Collemezzano, una casa del 1850 che acquistò nel 1973 dalla contessa Adorni, valutata circa un milione di euro. Al primo piano, accanto alla sala biliardo, c’è la sede dell’azienda di Arnaboldi. Florovivaista. Intorno alla casa un terreno di circa 16 ettari, ancora di sua proprietà, ridotto di circa un terzo a causa del doppio esproprio: prima per la realizzazione della Variante, successivamente del tracciato autostradale.

Nel corso della sua battaglia legale, Arnaboldi si rifiutò di pagare la perizia di un Ctu del tribunale (che lui aveva denunciato). Circa 8mila euro. Ma il perito chiese il pagamento e da lì scattò il pignoramento: non sul terreno o sulle pertinenze (ha degli annessi di lavoro) ma sulla casa. A quel punto la banca che aveva concesso un mutuo ad Arnaboldi sì insinuò nel bene, ed è così che per 8mila euro l’imprenditore ha perso un immobile da un milione. Difficile da capire. «Ci sono molte cose da chiarire - insistono le avvocate - per dare giustizia al nostro assistito».

Dal 1980 ad oggi si sono succedute cause e sentenze. Tutte favorevoli ad Arnaboldi. Come l’ultima: quella della Corte europea per i diritti dell’uomo che obbliga lo Stato italiano a risarcire l’imprenditore con una quota di circa 700mila euro. Ma lo Stato non paga. —

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