Il Tirreno

Bagnino, mestiere del cuore dai venti ai sessanta anni

Lucia Aterini
Bagnino, mestiere del cuore dai venti ai sessanta anni

Tra i sessanta addetti al salvataggio in servizio su 12 chilometri di costa  i racconti di due generazioni all’opposto: «Non è un lavoro, è una passione»

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C’è chi lo ama e chi, invece, lo fa per ripiego in attesa di trovare di meglio. Ma se il caso è il primo allora diventa qualcosa di cui non ti puoi più sbarazzare, anche a costo di arrangiarti d’inverno. Perché, tra l’altro, questo lavoro sottende anche un’altra passione, quella per il mare. Un mestiere atipico ma coinvolgente, quello del bagnino. Ne sono convinti Alberto Agostini e Mattia Maielli, il più anziano e il più giovane, dei circa sessanta bagnini che, con la Lifeguard Costa ovest, garantiranno la sicurezza su dodici chilometri di costa, dal 4 maggio fino alla fine di settembre, tra Castagneto Carducci e San Vincenzo.

Alberto Agostini ha sessanta anni compiuti da poco. Nato a Piombino («in una casa sul mare», specifica) e ora residente a Sassetta, Agostini spiega «se fosse per me sulla spiaggia ci rimarrei anche a dormire perché amo il mare». Laureato in scienze motorie, ha il brevetto dal 1981 ed è alla sua dodicesima stagione come bagnino. D’inverno, invece, lavora come insegnante di educazione fisica. «Per me fare il bagnino - racconta - non è un lavoro, è una passione perché sono attaccato al mare. Magari per un ragazzo è diverso perché sulla spiaggia si imbrocca anche, ma alla mia età lo faccio perché ci sono legato».

«È un amore strano perché poi il mare ti fa arrabbiare, ti fa patire quando tira vento, piove e ci sono le mareggiate perché tu devi comunque stare al tuo posto». Un posto di grande responsabilità perché le insidie sono dietro l’angolo . «Il mare va conosciuto - continua - e soprattutto nel nostro tratto i pericoli non mancano perché ci sono i canali di corrente. E poi ogni giorno la situazione è diversa».

Alberto supervisiona il tratto di spiaggia a Pianetti, tra il Paradù e il Canalo. Ne ricordi numerosi di salvataggi fatti, dalle persone che non riuscivano a uscire dalle buche («Anche quattro in una volta - ricorda - perché una donna era stata soccorsa dai familiari e poi anche loro non riuscivano a tornare a riva»). «Salvare una persona in acqua non è così facile - va avanti Alberto - anche perché dobbiamo riuscire anche a calmare la persona che sui trova in difficoltà».

E poi ancora i soccorsi fatti sulla spiaggia a persone colpite da malori. «Alcuni anni fa - racconta Alberto - c’era un turista che è stato salvato col defibrillatore. Non credevo che si riprendesse, il suo cuore si era arrestato, ed è stata una grande gioia quando le sue condizioni sono migliorate». «Questa sicuramente è una parte importante del nostro lavoro - spiega ancora Alberto - ma c’è anche quella meno nobile ma altrettanto importante e cioé la prevenzione perché noi cerchiamo di non far entrare le persone in acqua se ci sono le condizioni di pericolo oppure facciamo come il pastore con il gregge, li indirizziamo in zone di secca più sicure e dove si possono controllare meglio quando le condizioni meteo sono sfavorevoli».

E i bagnanti come reagiscono ai consigli? «Se si danno in maniera corretta ed educazione vengono accolti e seguiti - spiega ancora - io non ho avuto mai problemi, cerco il dialogo e non uso mai il fischio». «A volte abbiamo difficoltà con i genitori di bambini stranieri - aggiunge - che sorvegliano meno i loro figli in acqua rispetto agli italiani».

Anche Mattia Maielli fa questo lavoro per passione. «Mi sono diplomato - racconta il giovane bagnino che ha 21 anni - ho iniziato a fare l’Università e ho smesso quasi subito. Questa sarà la mia terza stagione, mi piace questo lavoro perché stare sul mare mi dà un’energia particolare, mi dà lucidità dei pensieri. E mi permette di interagire con molte persone. E quindi anche di crescere e mi responsabilizza».

Mattia ha al suo attivo già due salvataggi. L’hanno scorso, mentre era in pausa con un suo collega, ha soccorso una ragazza «che stava andando a fondo ed era molto spaventata».

E poi c’è anche la gratificazione ricevuta: «Quando le persone vengono a ringraziarti per esempio- spiega Mattia - perché magari riportiamo un bambino ai genitori».

Domani mattina prima prova generale: dalle 10, a Marina di Castagneto (allo Shangri-la), ci sarà l’ esercitazione pratica e teorica della Lifeguard Costa ovest.

Sarà un’esercitazione pratica ma non solo: sarà dato spazio anche agli aspetti più organizzativi, con la gestione delle criticità che si possono presentare anche sulla spiaggia (per esempio i bambini che vengono smarriti dai genitori).

Oppure anche quelli che riguardano il lato più emozionale: come calmare la persona che viene soccorsa. E tanto altro ancora perché il lavoro del bagnino non è solo in acqua.—



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