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Rinviato lo sfratto, nuove speranze per il vivaista in causa con lo Stato

Maria Meini
Rinviato lo sfratto, nuove speranze per il vivaista in causa con lo Stato

L’esecuzione doveva essere eseguita venerdì 12 aprile, il questore di Livorno ha convocato un incontro per il 16 

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CECINA. Ancora un rinvio, forse uno spiraglio per Franco Arnaboldi, l’imprenditore vittima di una vicenda a dir poco paradossale. Due espropri - di Anas e Autostrade - che gli hanno diviso a metà il terreno dell’azienda, una causa infinita allo Stato, un risarcimento mai arrivato. Il signor Arnaboldi, vivaista, all’età di 78 anni, dopo 40 anni di battaglie processuali e nonostante abbia vinto tutte le cause in tribunale, anche in sede europea, rischia infatti di trovarsi in mezzo a una strada, perché la sua casa - un immobile ottocentesco nella campagna di Collemezzano all’interno della sua azienda - è stata venduta all’asta per un decimo del suo valore. Il 12 aprile era fissata l’esecuzione dello sfratto, già rinviato alla fine di febbraio.

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Giovedì 11 aprile la comunicazione del nuovo rinvio, a data da destinarsi. «Il delegato all’esecuzione - spiega l’avvocata di Arnaboldi Jessica Sartini - ha inviato una comunicazione al tribunale che per venerdì 12 aprile il commissariato di Cecina non aveva personale per eseguire lo sfratto. Inoltre lo stesso delegato è stato convocato per il 16 aprile dal questore di Livorno per chiarimenti sul caso».

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Una boccata d’ossigeno per Arnaboldi, che tenacemente sta portando avanti la sua battaglia approdata alla piattaforma on line change.org, un sito che accoglie petizioni e campagne sociali. Franco Arnaboldi ha raccontato la sua storia in 39 puntate, lanciando una petizione, “Quando l’ingiustizia diventa legge”, che ha raccolto più di 90mila firme a sostegno. Petizione rivolta al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, al vicepresidente Matteo Salvini, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Forse è solo un altro rinvio - dice Arnaboldi - ma spero che finalmente si rifletta su quanto sta paradossalmente succedendo».

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Un caso che Change.org ritiene assurdo e quantomeno sottovalutato. Il referente del sito on line, Sandro Zinani, lo paragona alla storia di Sergio Bramini, l’imprenditore di Monza, ex titolare di un’azienda operante nel campo della gestione rifiuti, sotto sfratto nonostante vanti 4 milioni di crediti dalle pubbliche amministrazioni. Con Bramini si sono schierati Salvini e Di Maio.

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Ora anche sulla vicenda di Arnaboldi, di cui Il Tirreno si è occupato fin dal 2010, si accendono i riflettori televisivi. Le Jene, trasmissione di Italia 1, sono state a casa dell’imprenditore di Collemezzano, lo hanno intervistato e a giorni dovranno trasmettere la puntata a lui dedicata.

Le Iene hanno intervistato anche l’ex sindaco Renzo Cioni, che nel 1981, anno in cui sono cominciate le peripezie di Arnaboldi, era alla guida dell’amministrazione cecinese targata Pci. Arnaboldi ha accusato il Comune di aver cambiato il Piano regolatore senza avvertirlo (lui da poco aveva acquistato l’azienda a Collemezzano) consentendo la costruzione della superstrada. «Come ho spiegato ai giornalisti delle Iene - dice Cioni - all’epoca non c’erano molti margini di trattativa: Anas aveva deciso di fare la Variante e il Comune si adeguava, tanto più che c’erano ingenti problemi di traffico da risolvere a Cecina. Mi rendo conto che quella di Arnaboldi, con il quale prima avevamo un buon rapporto, è una vicenda terribile, ma il Comune non poteva fare diversamente». —
 

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