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Salta il piano di recupero dell’ex ufficio di via Boccaccio

L.M.
Salta il piano di recupero dell’ex ufficio di via Boccaccio

Sono scaduti i termini della transazione: la Cooper si è tirata indietro  e ora l’immobile torna al Comune che dovrà restituire parte della caparra

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CECINA. Nulla di fatto in merito all’alienazione dello stabile comunale di via Boccaccio, l’edificio che per anni ha ospitato Ufficio tecnico e Anagrafe e ora in stato di abbandono perché dichiarato inagibile nel 2006. Sono scaduti i termini dell’atto di transazione sottoscritto nel luglio scorso dalla Cooper Livorno Spa, la società che si è aggiudicata l’asta per 1 milione e 480mila euro senza mai firmare il contratto di acquisto dello stabile e che, nei giorni scorsi, ha fatto recapitare al Comune una lettera del proprio legale. Poche righe, dalle quali si deduce la volontà di andare in liquidazione e rinunciare all’acquisto dello stabile. «Abbiamo, da parte nostra – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici, Sabrina Giannini – inviato una comunicazione chiedendo una risposta formale da parte della società». Sembra, dunque, ci voglia ancora del tempo per mettere la parola fine alla tortuosa storia che ha caratterizzata la tentata alienazione del bene.

Il Comune era già in causa con gli acquirenti. Nel luglio scorso, in consiglio fu votata una variazione di bilancio per la prosecuzione della causa. La perizia tecnica del Ctu era parzialmente favorevole verso l’amministrazione, che chiedeva alla Cooper il pagamento della quota restante stabilita nell’atto di compravendita, oppure in caso di transazione il pagamento di un risarcimento. Per le opposizioni Pistillo (Forza Italia) argomentò il parere negativo: «Il Comune ha un bene fermo da anni, una telenovela che dura dal 2007. E in ogni caso, anche se avesse ragione, avrebbe diritto a poco meno di 150mila euro di risarcimento, considerato che ha già speso anche 200mila euro per il trasferimento della tomba etrusca».

La caparra ammonta a 400mila euro e, in caso di conferma ufficiale del passo indietro da parte della società, solo in parte resterà nelle casse comunali come penale.

Uno scenario possibile quello di una nuova gara che presuppone, con ogni probabilità, una rivalutazione economico/finanziaria dell’immobile, un punto che ha acceso gli animi anche durante l’ultimo consiglio comunale, sollevando i dubbi di parte dell’opposizione, preoccupata «da una svalutazione nel tempo – ha ipotizzato il consigliere di Forza Italia, Paolo Pistillo – per cui sarebbe già tanto riuscire a venderlo a 700mila euro». —

L.M.



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