Il Tirreno

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Contro il caporalato patto con i rivenditori

Lucia Aterini

Questa è la proposta che il presidente di Terre d’Etruria farà al governo durante una visita alla cooperativa

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«Contro il caporalato ci vuole un patto sociale, con la grande distribuzione. Bisogna rimettere al centro la dignità degli agricoltori e il costo dei prodotti». Vale a dire che, per esempio un cesto di insalata o un chilo di pomodori, non devono essere meno di un certo prezzo». Il presidente della cooperativa “Terre d’Etruria” Massimo Carlotti è convinto che su questo snodo si giochi il futuro dell’agricoltura. «Altrimenti - va avanti il presidente - le campagne verranno presto abbandonate».

Per questo motivo Carlotti ha chiesto un incontro alla sottosegretaria al ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo Alessandra Pesce che, domani mattina, accompagnata da Chiara Gagnarli, membro della commissione agricoltura, farà visita alla cooperativa.

«Abbiamo preso quest’iniziativa - spiega Carlotti - per far vedere quello che realizziamo, dai campi ai frantoi, perché siamo la realtà più importante in Toscana come multifiliera».

Una realtà da 3500 soci, 180 dipendenti e un fatturato di 50 milioni. «L’agricoltura sta soffrendo sia per cause climatiche che economiche - va avanti il presidente - vogliamo mostrare le nostre filiere per far capire anche che gli sforzi rispetto ai finanziamenti pubblici vanno concentrati su realtà solide come le nostre, non su chi invece dopo alcuni anni chiude».

E da qui il presidente sottolinea l’importanza di un patto contro il caporalato, un accordo di tipo sociale con chi compra i prodotti. «L’olio come gli ortaggi o i cereali si pagano troppo poco - va avanti - e in Toscana siamo di fronte a una situazione dove i produttori hanno realtà di piccole dimensioni».

E dunque le loro condizioni sono spesse di estrema debolezza. Tra l’altro “Terre d’Etruria” , negli ultimi tempi, ha partecipato al salvataggio di altre realtà cooperative. Come, per esempio, l’ex Ortofrutta di Grosseto di Braccagni che ora sta ripartendo con linee bilogiche.

Tra i progetti per il futuro ci sono anche la stipula di un contratto di rete con la cooperativa Montalbano presieduta da Rosanna Matteoli sui punti vendita. Tutto questo per fare economie e mantenere la competitività. In sostanza il marchio sarà quello di “Terre d’Etruria”.

E conclude: «È indispensabile – continua Carlotti – ragionare insieme alla politica per cercare di pensare a nuove e diverse strategie per sostenere l'aggregazione dei produttori con strumenti flessibili e veloci, con investimenti duraturi a tutela e a favore del reddito degli agricoltori, che rappresentano l'anello debole di tutta la filiera».

« Non vogliamo barriere né chiediamo azioni di assistenzialismo – conclude il presidente della cooperativa – al comparto servono leggi chiare e serve farle rispettare, dando per prima cosa dignità alle persone che lavorano». —



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