Sicurezza
Slitta ancora il cantiere per costruire la rotatoria sullo stradone della morte
Esasperati i residenti sulla Sp 13 che collega Vada con la via Emilia: «Annunciata da quindici anni e mai realizzata»
VADA. Doveva essere pronta prima dell’estate dello scorso anno, invece il cantiere slitta ancora. Nulla di fatto, almeno fino al prossimo settembre, per l’avvio della costruzione della rotatoria tra lo stradone della Torre (Strada provinciale 13) e lo stradone Belvedere. Una rotatoria che i cittadini di Vada chiedono da almeno quindici anni, visto che da tempo si susseguono a questo incrocio incidenti molto gravi. Nove gli scontri mortali che si sono susseguiti dal 2010 ad oggi. Troppi, secondo i vadesi, che all’inizio del 2017 hanno organizzato anche una petizione, consegnando circa duecento firme al Comune e alla Provincia, cui compete la manutenzione del lungo rettilineo che mette in collegamento l’abitato di Vada con la via Emilia. Un percorso che viene utilizzato dai residenti, ma soprattutto dai visitatori che quando escono dall’autostrada Tirrenica e dalla Variante Aurelia lo scelgono per accedere direttamente alla frazione turistica.
E se l’intervento per realizzare la rotatoria sono astati affidati nel gennaio scorso, il cantiere non esiste. Anzi, il percorso per costruire il manufatto sembra destinato ad essere ancora lungo, come spiegano anche i proprietari di aziende agricole e attività produttive nei pressi dell’incrocio fra lo stradone Belvedere e la Sp 13.
«Da anni promettono di farla - spiega Claudio Ficcanterri dell’agriturismo Podere verde -. Doveva essere pronta l’anno passato a giugno, ma siamo ala fine di marzo e ancora non è fatta. In via Belvedere c’è anche l’asfalto sgretolato, ho chiesto al Comune di mettere bitume ma ancora non è stato fatto nulla. Infine la Provincia aveva detto che all’incrocio più a monte, tra la Sp 13 e via del Tripesce, avrebbe messo almeno uno specchio. Invece non è stato installato neppure quello».
Concorda Michele Di Pietro, che ha un rimessaggio di roulotte all’angolo opposto dell’incrocio: «Una quindicina di anni fa avevo organizzato io una raccolta firme, ma è finito tutto in una bolla di sapone. Se mi davano permesso eravamo disposti a costruirla noi privati con soldi nostri, a quest’ora era tutto pronto. Serve veramente, io dal 1960 abito in zona e ne ho visti troppi di morti».
Anche Pieranna Sani e Alfeo Ferrini, che abitano all’angolo sud-est dell’incrocio tra via Belvedere e via della Torre, sottolineano l’urgenza del manufatto: «Ieri (domenica 24 marzo, ndr) dopo le 16.30 c’era già la coda di auto in fila. In estate per uscire di casa si deve attendere cinque minuti per uscire di casa. A me dovrebbero espropriare il terreno, siamo quattro confinanti e tutti favorevoli».
Infine Alessandro Tei, che ha una azienda agricola e un rimessaggio nell’angolo nord-ovest dell’intersezione. «Un mese fa sono venuti i tecnici della Provincia - dice - I tempi si allungano per un palo per l’alta tensione al tabernacolo, poi ci saranno anche da spostare le tubature Asa. L’ipotesi è che partano tra settembre e ottobre». —
Anna Cecchini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google