«Immagino Luciano a cucinare nell’aldilà» Le parole di don Marco per il grande cuoco
Il Duomo non ce l’ha fata ad accogliere il mare di persone arrivate per tributare l’ultimo saluto al patron del ristorante La Pineta
CECINA. Sono arrivati lentamente, come in una processione silenziosa in memoria di quel cuoco dal cuore grande e dalle capacità creative irripetibili.
Davanti al Duomo di Cecina, già alle 15.30 di ieri, si è riunita una folla attonita. Oltre mille le persone che hanno voluto salutare Luciano Zazzeri. Gli amici d’infanzia, i conoscenti, i ristoratori di tutta la costa, i compagni di caccia, i fornitori del suo ristorante e centinaia di clienti. Nella piazza centrale di Cecina si è riunito un mare di persone. Tutte lì, raccolte in capannelli, in attesa che arrivasse il feretro del patron della Pineta. Sui loro volti l’incredulità di una tragedia troppo grande per poter essere metabolizzata.
Non ce l’ha fatta la chiesa cittadina ad accogliere tutti coloro che sono arrivati per salutare chef Luciano. Mentre il Duomo si è riempito di persone, assiepate e immobili nella condivisione del dolore, durante la funzione in centinaia sono rimasti fuori, nella piazza antistante la chiesa. Con gli occhi lucidi e il pensiero all’ultima volta in cui hanno incontrato Luciano, il suo estro e la sua allegria.
In fondo alla bara, sistemata a ridosso dell’altare, la grande foto di patron Zazzeri, con lo sguardo sornione e gli occhi vividi. Sopra il feretro rose rosse, una orchidea color ambra e una maglia con la scritta “Insieme per” dell’associazione enogastronomica di beneficenza di cui Zazzeri faceva parte. E anche una piccola palla di vetro di quelle che a girarle scende la neve, perché il patron della Pineta ne era appassionato, le collezionava da sempre.
I figli Andrea e Daniele con le compagne, insieme ai dipendenti storici del ristorante a Marina di Bibbona, i gemelli Giovanni e Roberto Vanni e a Mirko Rossi, chef amico di una vita, si sono sistemati sulla prima panca davanti all’altare.
Dall’altra parte la famiglia di origine di Zazzeri, i genitori e la sorella, immobili in un dolore silenzioso. Intorno centinaia e centinaia di persone strette sulle panche e in piedi ai lati della navata della chiesa. Tutte con gli occhi rivolti a quella bella foto in cui Zazzeri sorride, come se volesse salutare quella folla di amici incapaci di accettare la sua scomparsa.
«Quella di Luciano - ha detto don Marco Fabbri - è stata una vita ricca di affetto e di frutti. Oggi questo Duomo stracolmo è un chiaro segnale, anche per i figli. Vuol dire che vostro padre si è fatto onore nella vita. Spesso l’aldilà viene descritto come un banchetto, e allora adesso voglio immaginare che Luciano sia lassù a cucinare per il Signore. Noi restiamo qui, ma non gli diamo l’addio. Oggi diciamo arrivederci Luciano».
Al termine della funzione la folla si è riversata nella piazza, che ha accolto un mare umano per l’ultimo saluto al grande cuoco stellato, prima che il feretro partisse per il cimitero di Bibbona. —
Anna Cecchini
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