Gioco
«Un grande amico e un vero maestro Lui ci ha fatto diventare professionisti migliori»
La testimonianza di Roberto e Giovanni Vanni, i gemelli che dal 2002 si occupano di accogliere la clientela del ristorante “La Pineta”
CECINA. Insieme a Luciano sono il simbolo del ristorante La Pineta. Sono Roberto e Giovanni Vanni, presenze quotidiane nella sala del ristorante a Marina di Bibbona. Impossibile non ricordarne la gentilezza e le capacità empatiche con i clienti. «La cosa più importante che ci ha insegnato, oltre a conoscere gli alimenti da trattare, è stato e capire le persone e le loro esigenze», dicono con gli occhi rossi per aver pianto da domenica sera, quando hanno visto il corpo senza vita dello chef, che per loro è stato un mentore più che un datore di lavoro.
I gemelli, 61 anni, lavorano nel locale di Bibbona da una vita. «Io sono entrato nel 2002 e mio fratello nel 2006 - dice Roberto - Per noi è stato un grande amico e una grande persona, che ha dato la vita per il lavoro, sempre con grande umiltà». Perché il cuoco che nel 2006 ha ricevuto la Stella Michelin, ricorda Giovanni, che tutti chiamano Jhonny, «veniva dalla pesca e dalla caccia, sono state la sua grande esperienza, la passione e la conoscenza delle materie che lo hanno trasformato in un grande chef».
I gemelli Vanni, insieme ai figli di Luciano, sono stati i primi a sapere della tragedia. «Erano le 18.30 di domenica - raccontano - ed eravamo al ristorante, stavamo finendo di cenare prima di accogliere i clienti». Ha squillato il telefono del locale e Giovanni è andato a rispondere: «Era Anna, la mamma di Luciano, a quel punto con Daniele siamo corsi a casa dei suoi genitori». Non ce la fanno a trattenere la commozione, questi due uomini per cui il pescatore-cuoco è stato un modello da seguire più che un datore di lavoro. «Gli altri hanno chiamato i clienti che dovevano arrivare - dicono i due fratelli - per avvertirli del lutto, e poi hanno sistemato il cartello fuori dal ristorante».
«Mi dispiace tanto - continua a ripetere Roberto, come se ancora la sua mente non ce la facesse a realizzare la tragedia che si è consumata nel tardo pomeriggio di domenica scorsa - mi dispiace, in diciassette anni di lavoro insieme, non averlo aiutato se davvero aveva bisogno». Perché sembra chiaro che Zazzeri, da qualche settimana, stesse probabilmente attraversando un momento di difficoltà interiore. Ma i gemelli lo vogliono soprattutto ricordare per le sue doti di essere umano. «I primi anni che ero lì - dice Roberto - una volta stavo pulendo il pesce e lui mi ha detto “Lo rovini tutto” e io gli dissi “Puliscilo te” e sono andato via. Tra noi c’erano sempre queste battute, lo posso solo ringraziare perché mi ha fatto conoscere il mondo e ha fatto di me una persona migliore. Mi mancherà tanto, era una persona di cuore, che ha sempre aiutato tutto». Anche il fratello Giovanni ricorda aneddoti in cucina.
«Veniva mentre pulivo il pesce - racconta - e mi diceva “Lo spappoli tutto” e io gli rispondevo “Vai vai Luciano ci penso io”. Erano battute e per me anche momenti di riconoscimento, perché lui ti voleva bene ma allo stesso tempo era critico, come succede spesso alle persone che si sono costruite dal niente. Era un grande chef, anzi un grande cuoco che aveva enormi capacità, lui un pesce lo faceva “rinvivire”».
Non riescono a pensare alle loro giornate con Zazzeri senza commuoversi. «Era una persona di cuore - dice ancora Roberto - sempre attento agli altri e disponibile. Lui ha accresciuto il mio bagaglio di professionalità». Giovanni ricorda l’ultima volta che lo ha visto, domenica intorno a mezzogiorno. «È venuto a portare il pane - dice - e ci ha detto “Ragazzi ci pensate voi non mi sento tanto bene”, ogni tanto prendeva mezza giornata libera e stava a casa, inoltre poco più di un mese aveva fatto una distorsione a una caviglia e gli faceva un po’ male». Dopo le 18 di quel giorno la tragedia, la corsa a casa dei genitori dello chef. E le lacrime.
Momenti che i gemelli Vanni sembrano voler rimuovere dalle loro menti. «Mi voglio ricordare Luciano come era - chiude Roberto -, al lavoro in cucina. E lo voglio ringraziare per quello che ci ha insegnato». —
Anna Cecchini
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