Sicurezza
Slogan e striscioni contro il progetto Scapigliato bis
Rosignano. Decine di cittadini all’incontro di Rea Impianti per presentare il piano di recupero scientifico della fattoria della Madonnina.
ROSIGNANO. Doveva essere la presentazione del progetto sull'economia circolare collegato alla “Fattoria la Madonnina”, a due passi dalla discarica di Scapigliato. Invece, l’incontro che nel pomeriggio di giovedì 14 marzo hanno organizzato in piazza del Mercato Rea Impianti e Istoreco Livorno, si è trasformato in una protesta contro il progetto “La fabbrica del Futuro”. Una sessantina di cittadini provenienti soprattutto dai paesi collinari (Orciano, Gabbro, Santa Luce) hanno protestato con urla, alzando cartelli con la scritta “No all’ampliamento della discarica”, “Dopo 40 anni basta monnezza sul territorio”, stendendo striscioni alle pareti con la scritta “No alla fabbrica dei veleni”. . Un clima teso al punto che i relatori hanno trovato difficoltà a prendere la parola, interrotti più volte con urla di protesta tanto che il giornalista, Antonello Riccelli, è dovuto intervenire per placare gli animi. Un clima teso sin dall’inizio. Eppure il tema verteva sugli impianti necessari per trasformare i rifiuti in altri materiali. «Siamo contrari all’ampliamento della discarica e alla gestione che ne è stata fatta fino ad oggi - ha detto Franca Maria Dacomo consigliera di minoranza nel Comune di Orciano - una discarica di queste dimensioni non può avere una storia perché non può durare. Siamo qui per il futuro de territorio, per salvaguardare l’agricoltura di qualità e la salute dei cittadini». Marcello Bongi del Comitato in difesa ambiente delle colline: «manifestiamo - ha detto - contro la politica di sviluppo di Scapigliato. Ci stanno proponendo di trasformare la fattoria La Madonnina ed il primo atto che fa questa dirigenza, dopo l’autorizzazione della Regione al progetto, è stato quello di accogliere i fanghi delle concerie a Scapigliato». «Dobbiamo vigliare sull’ambiente e sula corretta gestione dei rifiuti - dice Roberto Repeti del Comitato Rifiuti Zero - non siamo favorevoli a questo progetto che vede sostanzialmente l’ampliamento della discarica. Ciò che da fastidio ai cittadini è presentare progetti sotto una veste eco sostenibile quando di sostenibile c’è fino ad un certo punto. Credo che le persone avrebbero accettato di più una presentazione sincera. Dopo 35 anni molti vorrebbero che la discarica chiudesse». «La discarica - dice Graziano D’Apice - non è un esempio di economia sostenibile. Chiamiamo le cose con il proprio nome: non esiste un termovalirratore ma un inceneritore. Credo che questo territorio abbia già pagato in termini di inquinamento. Dobbiamo pensare ad un futuro sostenibile». «Sono qui per la salute dei miei figli - dice Michela Castellini- e per le tante aziende agricole che producono bio. L’ampliamento della discarica produrrebbe danni alle colture ed al turismo».
Alessandro Giari si è detto consapevole dei problemi legati ai rifiuti: «Dobbiamo spiegare i dettagli di questo progetto, solo così i cittadini possono capire che risponde al meglio di tutto ciò che si può fare per convertire la vecchia discarica in un impianto innovativo finalizzato al recupero delle materie. Su tutto ciò pesa la sfiducia tra i cittadini. L’unica arma che abbiamo è spiegare i dettagli ed essere trasparenti». —
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