Sicurezza
Un'etichetta trasparente per tutelare la patata toscana
La proposta lanciata da Massimo Carlotti, presidente della cooperativa Terre dell’Etruria. «La tracciabilità aiuta consumatori e produttori corretti»
CASTAGNETO. «Non basta il latte versato dai pastori per rilanciare il settore agricolo se non riusciremo ad ottenere una politica di attenzione verso tutte le nostre filiere». Massimo Carlotti, presidente della cooperativa Terre dell’Etruria, affronta il problema della crisi dell’agroalimentare senza girarci intorno: «Nonostante tutto, in questo clima di incertezza c’è chi ci guadagna», dice. Il motivo? «La scorrettezza di molti attori della filiera».. Carlotti è coordinatore regionale di Legacoop agroalimentare e vicepresidente nazionale di Legacoop agroalimentare.
«La protesta è giusta - commenta -: ci sono stati anche toni aspri che sono riusciti ad ottenere una importante attenzione mediatica, ma bisogna andare oltre perché una parte dei problemi della nostra agricoltura deriva da una mancanza di condivisione delle strategie, da poca aggregazione e tanta autoreferenzialità. Poi c’è il tema della quantità, che vale sia per il latte che per gli altri prodotti agricoli: se chi produce supera le aspettative di acquisto del consumatore, e quindi non c’è chi compra a valle della filiera, i prezzi crollano e il prodotto rimane in campo o nella stalla. Per ultimo ci sono le possibilità di spesa dei consumatori, ma la cosa più devastante sono i posizionamenti della merce a scaffale che spesso sono la vera origine dei prezzi bassi. Non bastano le assunzioni di responsabilità da parte di alcune importanti insegne nazionali, Coop e Conad, tra l’altro ambedue riconducibili al mondo cooperativo, di assumersi l’onere di garantire il prezzo giusto al produttore, serve anche onestà ed eticità da parte dei produttori agricoli». Carlotti fa l’esempio dell’ortofrutta, «settore da anni in crisi, eppure la richiesta del prodotto locale è in aumento ma i progetti di valorizzazione si fermano perché c’è chi gioca sulle quantità disponibili e sui prezzi, e non sono le catene distributive ma i fornitori di prodotto».
Pensiamo alla patata toscana: «Noi come Terre dell’Etruria abbiamo dato forma a una filiera autentica con nomi e cognomi di aziende agricole, ettari coltivati, quantità di prodotto ritirato ecc. I numeri non mentono, quindi fatti i dovuti conti ci accorgiamo che quel prodotto coltivato e confezionato in Toscana che dovrebbe essere terminato continua ad essere venduto. Come è possibile? Semplice. Il prodotto viene pagato all’agricoltore valorizzando anche lo scarto. Ma lo scarto fa la differenza, perché l’agricoltore incassa di più e il confezionatore riesce a guadagnare importanti somme su quello scarto che diventa come per magia prodotto perfettamente vendibile. Chi ci rimette sono le aziende serie che non si prestano a questo gioco e le cooperative di conferimento che seguono le regole. Noi proponiamo di giocare la partita ad armi pari partendo dalla trasparenza della filiera. Dalla prossima campagna in ogni confezione di patate di Terre dell’Etruria sarà apposto un codice QR che aprirà l’intera vita del sacchetto di patate partendo dal campo, utilizzando anche le immagini satellitari per individuare la coltivazione, i dati catastali, i riferimenti del produttore gli ettari coltivati, la viarietà, la produzione totale e lo scarto riscontrato. Vogliamo lanciare la sfida e chiediamo alle istituzioni, agli organismi di controllo, alla politica di perorare la nostra causa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
