Sicurezza
Edificio costruito a fine Settecento Dal 1984 nelle mani del Comune
GABBRO. Villa Mirabella rimane nascosta tra la vegetazione delle colline di Gabbro. Forse è proprio per questo che la villa barocca toscana, a “padiglione”, con oratorio, giardino pensile e affreschi, è poco conosciuta anche dalla popolazione. Abbandonata la Statale 206, imboccata la strada che porta nel centro della frazione collinare, della suggestiva villa settecentesca è possibile intravedere solo qualche torretta. Fu costruita nel 1761 come casa di campagna dalla famiglia Fonyet, ricca famiglia di origine francese che assumerà poi il nome Finocchietti. La dimora ha mantenuto il suo splendore fino agli inizi del 1900, passando di mano in mano a vari proprietari. Sempre nel 1900 venne adibita a lazzaretto dopo lo scoppio di epidemia della febbre spagnola. Nel dopoguerra diventò casa colonica finché, nel 1984, fu ceduta al Comune di Rosignano. Attualmente la villa è in stato dei abbandono. Al suo interno emergono cicli di affreschi di pittori sconosciuti, soffitti decorati a cassettoni. Fuori, quello che rimane di un giardino pensile. Più volte Il Tirreno si è occupato della struttura mettendo in rilievo la necessità di “salvare” villa Mirabella dell’incuria del tempo.
Nel 1998 l’allora sindaco di Rosignano Simoncini, alla ricerca di fondi, inoltrò un progetto di recupero dell’immobile alla Regione Toscana; in quegli anni le ipotesi di utilizzo della villa erano quelle di un centro studi per la danza; poi si passò ad un centro per la formazione professionale degli antichi mestieri. Tutto finì in un nulla di fatto. Nel febbraio 2002 il Comune di Rosignano adottò una variante urbanistica parziale per ampliare la destinazione d’uso della struttura; una variante che avrebbe compreso anche di trasformare l’immobile in una struttura a carattere turistico ricettivo; un’operazione che prevedeva anche la formula del project financing. Nel 2010, l’amministrazione comunale confermò la disponibilità a recepire i progetti avanzati da privati ritenendo il restauro dell’immobile troppo oneroso. Nel 2015 ci riprova con un avviso di manifestazione di interesse per l'acquisizione o concessione pluriennale (massimo 50 anni) per valorizzare la struttura. Nel 2017 viene tentata la carta dei finanziamenti messi a disposizione dal Consiglio dei ministri attraverso l’iniziativa bellezza@governo.it. 150 milioni di euro che dovevano essere destinati a luoghi abbandonati e, per questo, da recuperare. Tutto finito nel nulla. Fino allo scorso anno quando l’amministrazione pensò di utilizzare il canale dell’Agenzia del demanio per pubblicizzare il bando di gara ben oltre i confini nazionali. Un bando che, evidentemente, ha colpito i due fratelli Heilman che hanno sviluppato un progetto innovativo. —
A.B.
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