Gioco
Il Drugstore chiude un’epoca dopo 37 anni di gestione Vanni
Domenica 17 febbraio ultima serata del ristorante pizzeria della stazione, aperto il 4 luglio 1982 da Piero e Luciana
Piazza Gramsci, domenica 4 luglio 1982: a pochi passi dalla stazione, Piero Vanni e la moglie Luciana Targetti aprono il Drugstore, paninoteca e rosticceria che, in pochissimo tempo, diventerà un punto di ritrovo per migliaia di ragazzi. Il locale confina con il ristorante di famiglia, il Belle Arti, nato nel 1978. I proprietari, sempre sorridenti e gentili, puntano su una formula semplice e di sicuro successo: tavoli in legno marrone scuro, un grande camino, atmosfera tranquilla e immagini alle pareti che ricordano gli Stati Uniti d’America. Una storia di successo chiusa la sera di domenica 17 febbraio, quando la pizzeria è stata venduta dal figlio Sasha e dalla moglie Sara Costagli a imprenditori di Rosignano. Si chiude un’epoca. Una curiosità: il 4 luglio 1982 non è una data a caso. Il Drugstore ospita le prime persone ai tavoli il giorno prima che l’Italia di Paolo Rossi schianti il Brasile a Barcellona e la domenica successiva vinca il Mondiale di calcio a Madrid... «Un posto del genere – racconta Sasha – in città non esisteva. L’idea fu di papà e mamma, che con i miei cugini Roberto e Giovanni Vanni realizzarono il progetto, arredando le stanze che tutti, nel corso del tempo, hanno conosciuto».
Siccome l’attività cresce, nel 1986 arriva la pizzeria a completare il quadro. All’ingresso c’è spesso la fila: per non perdere un minuto i camerieri scrivono gli ordini barrando con la penna le caselle corrispondenti alle portate, stampate su un pratico foglio rettangolare giallo. Sostituito poi da una delle prime macchinette elettroniche portatili. Sasha e Sara hanno rilevato il Drugstore nel 2004, proseguendo il percorso iniziato dai genitori. «Nel 2007 – prosegue – siamo passati dal rustico al moderno, compiendo la ristrutturazione che ha trasformato il locale. Domenica 17 è stato l’ultimo giorno. Un po’ mi dispiace, non lo nascondo, qui ho imparato il mestiere con Giuliano Mastantuono, il cameriere che con noi ha lavorato vent’anni». Le sale bianche, i tavoli apparecchiati in piazza per l’estate identificano un passaggio epocale. I nostalgici mai dimenticheranno l’ambiente caratteristico che li riceveva anche a tarda sera per bere una birra.
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