Il Tirreno

La spiaggia fantasma, ogni estate sparisce una fila di ombrelloni

di Andrea Rocchi
L'effetto dell'erosione nella zona della Bucaccia
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L'effetto dell'erosione nella zona della Bucaccia

Vada. Si provò con sacchi di juta pieni di sabbia, ma fu un flop. Creatini (Pro Loco): «Il Punto Azzurro presto sarà un ricordo»

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VADA. Raccontano che 10 ettari di spiaggia valgono 3 milioni di Pil. La buona notizia è che la Regione ha finalmente appaltato un milione di lavori per 3 pennelli lungo la marina vadese, tra il fosso Circolare e la Bucaccia. La cattiva è che la spiaggia sparisce, a vista d’occhio, un po’ dappertutto.
Sparisce la sabbia, cala il Pil. Diminuiscono sdraio e ombrelloni, calano i turisti, calano gli affari.
Siamo a Vada, davanti al Punto Azzurro della Pro Loco. Il casottino in legno scuro dell’associazione che d’estate diventa sede e punto ristoro del bagno, sembra un’isola. Anzi, una penisola. Circondata su tre lati dal mare che si è mangiato almeno 10 metri di spiaggia. E pare non essere sazio. Roberto Creatini, presidente della Pro Loco, ci mostra sconsolato il panorama che si apre dai casotti dei pescatori fino alla punta del Tesorino. «Bene intervenire sulla marina, alla Bucaccia. Doveva essere fatto da anni. Ma guardate qui. Non c’è più nulla. Le mareggiate si sono prese l’arenile. E questa, signori, è la spiaggia dei vadesi».
Creatini ci confessa che ogni anno deve togliere una fila di ombrelloni. E che a stagione piena, qui, i conti non tornano perché non ce ne sono abbastanza per tutti. «Fino a pochi anni fa ne avevo 10, ora sono 5, la metà. Se si va avanti così, fra poco, non ci sarà più nulla».


Concessioni demaniali che si restringono come un maglione infeltrito. Studi, idee, proposte ma niente di concreto, finora. «Diversi anni fa si provò con un pennello di sacchi di juta pieni di sabbia. Funzionò per poco, si cominciarono a vedere timidi segnali, un po’ di ripascimento a nord, poi con le mareggiate si spazzò via tutto». L’ultima mareggiata, pochi giorni fa, ha morso anche punta Tesorino. Perché le vittime dell’erosione non sono soltanto le spiagge. Queste sono l’epifenomeno del problema. Se buttate un occhio a monte, qui al Tesorino, scoprirete che l’acqua di mare è penetrata all’interno della pineta. Che pare una laguna di fusti rinsecchiti, scheletriti. Un territorio spettrale.
Scendendo a sud, tra il Tesorino e le Gorette, va un po’ meglio. Ma non illudetevi. Anche qui l’azione del mare e delle correnti genera costanti problemi. «Ho dovuto spendere un bel po’ di soldi per organizzarmi un ripascimento – spiega Roberto Daddi, titolare dei Bagni Tahiti – le mareggiate hanno portato via una delle mie concessioni».


Nessuno è al riparo. Cecina lo insegna. Qui uno studio dell’Università di Firenze ha misurato i danni dell’erosione dal 1938 al 1981: spariti 80 metri di arenile, 11,5 ettari. Qui sono stati realizzati 12 pennelli a sud della foce del fiume Cecina, 7 a nord, 430mila metri cubi di sabbia versata per un avanzamento di costa atteso tra i 10 e i 30 metri, 8 milioni investiti. A Rosignano si chiedono, perché da noi nulla? O briciole?
Adesso la Regione ha finanziato il contratto con un consorzio di impresa con capofila di Varese per 3 pennelli dalla Bucaccia ai pescatori. Ma c’è voluto una fatica d’Ercole per partire. Ora Ilaria Musto titolare del ristorante e dei bagni La Barcaccina si auspica che si faccia presto. «Mi auguro che non ci siano interruzioni e che l’intervento sia pronto prima dell’inizio della stagione turistica».


Vada vive anche di turismo. Sono in molti a chiedere un piano che salvaguardi tutto il tratto di costa. Renzo Rocchiccioli titolare del Quisisana, albergo e ristorante, è scettico: «Sono anni che se ne parla. Il problema è che qui manca un ripascimento naturale». Davanti alla sua attività, al Cavalluccio, la spiaggia resiste. Ma è un’isola felice in un mare in tempesta. Quello che, senza argini, continua a divorarsi le nostre spiagge. —

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