Il Tirreno

Matteoli ai soci: «Vendere agli svizzeri». Ecco la strategia per completare il porto di Cecina

Andrea Rocchi
Matteoli ai soci: «Vendere agli svizzeri». Ecco la strategia per completare il porto di Cecina

Lettera dell’ad che propone, in alternativa, un aumento di capitale da 3,8 a 31 milioni. «Spa in liquidazione? Voci ingannevoli»

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CECINA. Un “solidissimo gruppo internazionale” che fa capo ad una famiglia di imprenditori svizzeri. Giuliano Matteoli, amministratore delegato della Porto di Cecina spa, non ha dubbi: il completamento dell’opera è legato indissolubilmente al perfezionamento della cessione di rami d’azienda. Una condizione necessaria per completare le opere a mare. Lo mette nero su bianco in una lettera inviata a tutti i soci della Porto in vista dell’assemblea di domenica che, più che altre volte, sarà cruciale per il destino della nautica cecinese. Dice che “i dettagli dell’operazione sono coperti da patto di riservatezza che potrà essere sciolto solo in sede assembleare”. Aggiunge solo che gi svizzeri in questione “controllano, immobili, società e assets di varia natura in molte parti del mondo”.

La società, acquistando la costruzione e gestione del porto, più asset artigianali, si accollerà i debiti della Porto, compresi quelli con le banche. Subentrerà nel preliminare del “comparto Est” accollandosi il debito residuo con gli attuali proprietari. Il tutto - riferisce Matteoli - garantito da una fidejussione con noto istituto di credito (che sarà comunicato in assemblea). L’impegno di chi subentra, oltre a completare le opere a mare, è legato alle urbanizzazioni (argini e ponte), nei “tempi previsti dalla convenzione”. Si stabilisce una tutela degli interessi del socio azionista sule tariffe di erogazione dei servizi portuali, l’utilizzo di un’area “fai da te” e delle sedi dei settori sportivi (Circolo nautico foce Cecina) e sede sociale. L’accollo dei debiti avrà come risultato la cancellazione dell’ipoteca che grava sui posti barca da rogitare per cui, completata l’operazione, “potremo finalmente concludere, con grande reciproca soddisfazione, tutti i contratti rimasti temporaneamente sospesi”, spiega l’ad.

L’altra questione in esame (alternativa alla vendita) è l’aumento di capitale da 3.882.647,16 a 31.061.177, 28 euro mediante emissione di azioni ordinarie del valore nominale di euro 5,16, da offrire in opzione agli azionisti in proporzione al numero di azioni detenuto, da eseguirsi entro 30 aprile 2019.

Basterà questo piano a convincere l’assemblea e a placare una parte di soci che da tempo contesta la linea e la strategia dell’attuale cda? E che - a quanto pare - esprime dubbi anche su questa “exit strategy”?

Dopo il preliminare firmato con la società Peverell holdings Limited con il quale Porto di Cecina Spa si è impegnata a cedere i diritti di proprietà su alcune aree a terra per 14,5 milioni di euro da corrispondersi mediante la realizzazione delle opere di urbanizzazione oltre ad altre opere portuali, si dovevano verificare alcune condizioni, rammenta Matteoli. Che le elenca: ottenimento della concessione demaniale-forestale sull’area ex Villaggio Francese; approvazione della variante edilizia ed ottenimento della licenza a costruire; garanzie sul completamento delle opere portuali (rilasciata una fidejussione di 1 milione emessa dalla svizzera UBS ed è in possesso della Porto). L’ultima condizione era la “proposta d’acquisto di rami d’azienda per l’attività di costruzione e gestione del porto e dei rami collegati” che Matteoli sottoporrà domenica al vaglio dei soci. Proposta che è frutto di una trattativa intavolata dal cda col gruppo internazionale. Matteoli respinge le voci “ingannevoli” - messe in giro da “personaggi ambigui” - secondo cui l’operazione sarebbe la premessa della messa in liquidazione della società. Niente di più infondato. Porto di Cecina spa – e i suoi azionisti – rimarranno proprietari di posti barca. Niente perdita delle azioni, niente perdita dei compromessi (che saranno tutti, a breve, contrattualizzati), nessuna perdita del capitale sociale e di sovranità della SpA da parte degli azionisti». —
 

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