Sicurezza
Schiume sulla costa al Lillatro verso uno studio del Cnr
Incontro fra il Comune e le imprese che scaricano nel Fosso bianco Franchi: «Asl valuterà i dati di Arpat, l’obiettivo è capire le cause del fenomeno»
ROSIGNANO. Senza risposta, almeno per il momento, l’origine del fenomeno “schiume”, materiale granuloso che dallo scorso ottobre si è accumulato più volte al Lillatro. Una volta che Arpat avrà reso noti i risultati dei campionamenti effettuati il 13 gennaio scorso, questi verranno inviati all’Asl per valutazioni di loro competenza. L’obiettivo è quello di capire l’origine del fenomeno. Per questo il sindaco Alessandro Franchi ha annunciato la possibilità di rivolgersi al Cnr, o altro ente multidisciplinare, allo scopo di commissionare uno studio. Almeno che nel frattempo non subentrino novità. Questo, in sintesi, l’esito del tavolo convocato dal Comune di Rosignano che ha riunito tutte le imprese che scaricano, seppur in punti diversi, all’interno di quello conosciuto come fosso bianco. Alle 10 di ieri mattina sindaco, assessore all’ambiente Daniele Donati, Leonardo Garro responsabile dell’ufficio ambiente per il Comune di Rosignano, il responsabile della Capitaneria di Porto di Vada, si sono riuniti attorno ad un tavolo assieme al direttore della Solvay ,Pier Luigi Deli, al responsabile della Ineos, della Inovyn, della Engie, della Maricoltura e dei responsabili Asa. Un’ora e mezza durante la quale le imprese hanno riferito di aver effettuato verifiche agli scarichi e di non aver trovato anomalie né disservizi rispetto alla loro normale attività. Nel frattempo Arpat ha anticipato i risultati degli ultimi campionamenti: «Si tratta - dice Franchi - di materiale simile a quello prelevato lo scorso ottobre. Ma i dati verranno formalizzati nei prossimi giorni». Un fatto però è certo: «Non chiamiamole schiume - spiega il sindaco - perché si tratta di materiale granuloso, che non si trova nello scarico Solvay e del quale, al momento, non si conosce la causa. Secondo le analisi Arpat non si tratterebbe comunque di materiale tossico. Appena Arpat ci fornirà di dati ufficiali noi li invieremo all’Asl per le valutazioni di loro competenza. Dopodiché faremo nuovamente il punto della situazione». La parola d’ordine, insomma, è capire perché si formi questo materiale che si presenta sotto forma di granuli cavi e fragili, che non galleggiano ma sono flottanti, e che «potrebbe essere causato - si legge in una nota ufficiale - da particolari condizioni meteo marine o alterazioni del pH». «Solo capendone i motivi - continua Franchi - potremo trovare una soluzione. Perciò non escludiamo di commissionare uno studio al Cnr o ad altro ente a caratteristica multidisciplinare; perché non è escluso che siano più di una le cause che portano alla formazione del fenomeno». Da parte loro le aziende hanno confermato di aver effettuato verifiche autonome. «Verifiche - prosegue il sindaco - che non hanno evidenziato malfunzionamenti sugli impianti o cambiamenti produttivi. Tutte queste aziende hanno scarichi autorizzati (a parte Asa che ha la condotta a mare autonoma) in punti diversi all’interno del fosso bianco. Tutti scarichi monitorati».
Alla luce di quanto riportato dai vari soggetti presenti «risulta evidente che non ci sono stati scarichi diretti del materiale granuloso, ma potrebbe trattarsi di fenomeni di cristallizzazione dei materiali presenti nello specchio d’acqua antistante lo scarico».La società Solvay ha deciso di proseguire i monitoraggi tramite ispezioni visive e, per approfondire le cause del fenomeno, ha informato di aver incaricato un centro di biologia marina di effettuare uno studio tossicologico sui materiali; inoltre ha promosso una ricerca bibliografica in materia attraverso il proprio centro di ricerca in Francia, specializzato nella cristallizzazione. Il tavolo verrà aggiornato una volta che anche l’Asl avrà compiuto le proprie analisi. —
Alessandra Bernardeschi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
