Il dolore
Il passato per il presente la lezione degli studenti
Treno della memoria: il diario di viaggio degli 8 liceali del Fermi di Cecina Il monito di Ugo Caffaz: «Andate e spargete i semi di questa esperienza»
cracovia. Nell’ultimo giorno abbiamo visitato Cracovia, partecipato al “Citizen’s dialogue” presso l’Auditorium dell’Università Jagellonica con i testimoni, il presidente della nostra Regione, il vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans e tanti studenti universitari. Vorremmo, tuttavia, ricordare le parole con cui ci ha salutato Ugo Caffaz, instancabile organizzatore del Treno: «Ragazzi, si dice sempre che il passato serve per il futuro. No, non è così: il passato serve soprattutto per il presente, perché non c’è futuro per chi nel presente non si è impegnato al fine di reagire a ogni ingiustizia. Il presente siete voi, sono le vostre vite di tutti i giorni. Andate e spargete i semi di questa esperienza affinché germoglino e diano frutti, quelli della consapevolezza critica, della solidarietà e della pace». È e sarà un impegno importante, ma soprattutto lo sentiamo come un dovere imprescindibile.
Alla fine del viaggio
«È stato un pellegrinaggio – dice Giacomo Giomi –. Deve essere così, la memoria è una cosa troppo importante per ridurre questa esperienza a una semplice gita scolastica. Ci vuole preparazione, sensibilità, rispetto, silenzio. Non basta vedere. Bisogna percepire tutto. Quando abbiamo visitato Birkenau, mi è sembrato di stare in una fotografia: eterna e statica, la tomba immutabile dell’umanità. La storia la sappiamo, per quanto questa sia oscena e crudele. Bisogna farsi impressionare da tutto in questo viaggio, in modo da riflettere poi su quello che è successo spinti dall’emozione. È importante riflettere per non commettere gli stessi errori. Sappiamo dove si va a finire in questo caso: è fondamentale fare di tutto per non arrivarci».
«Le emozioni che ho provato principalmente sono stupore e angoscia – afferma Giulia Sandri –: la prima perché ovviamente entrando in posti come quelli non puoi che rimanere sbalordito, la seconda perché ascoltando le testimonianze, vedendo le immagini e i numerosi “reperti” nel museo puoi sentire in prima persona il dolore e le mille sofferenze di quelle vittime. È stata sicuramente un’esperienza indimenticabile che mi ha cambiata e che porterò sempre con me. Voglio infine aggiungere che grazie a questo viaggio ho compreso ancora meglio il significato della memoria perché, per citare Primo Levi, “è accaduto e può ancora accadere».
«Non sono rimasta paralizzata di fronte all’ingresso di Birkenau o alle foto dei deportati, bensì ho cercato in me il modo per dare un senso ai resti della tragedia che avevo davanti ai miei occhi – sostiene Alice Carugi –. La risposta è arrivata l’ultimo giorno, con il “Citizen’s dialogue”. Lì, ho compreso che la memoria di quanto accaduto non debba portarci soltanto a piangere le vittime, ma soprattutto deve far scattare in noi quella reazione necessaria per costruire il presente di cui siamo protagonisti».
«Non c’era nulla di nuovo lì perché l’odio siamo abituati a vederlo spartito nei giorni nostri ma serve a questo, riconoscerlo, identificarlo, distinguerlo nella quotidianità in cui viviamo – dice Noemi Chesini –. Serve a questo, non accettarlo, non renderlo qualcosa di normale, non assimilarlo come parte di noi ma cercare di giudicarlo con pensieri consapevoli. Serve a questo, conoscere la storia e usarla come base per ogni nostra decisione per scegliere un mondo che non retroceda ma che sappia essere migliore di fronte agli sbagli già commessi».
«Il nostro non è stato un semplice viaggio – afferma Linda Zhou –. È unico, perché porta con sé emozioni uniche. Ti insegna a sentire col cuore, a capire con la mente. Ti sorprende. Ti spaventa. Rallenta il battito del tuo cuore. Sono stati giorni duri, giorni freddi. I brividi non smettevano di percuotermi, per il gelo dell’aria, per il distacco dell’uomo. Certe cose non le puoi comprendere fino in fondo, puoi solo conoscerle. Quei campi rappresentano la disumanità dell’uomo».
«Questa esperienza non può risultare fine a se stessa, ma deve stimolare ed essere come punto di partenza per un impegno di tutte le persone e di tutti i ragazzi nel rispetto della memoria, intesa come metodo – sostiene Lorenzo Benucci –, affinché tutto ciò che di drammatico e crudele la storia ci ha proposto non si ripeta ma serva a un’evoluzione e a una crescita morale ed etica della società. Spero vivamente che la Regione si impegni a mantenere attiva questa iniziativa e che sempre più provi a coinvolgere il maggior numero possibile di partecipanti. Questo perché molte persone, che spesso e purtroppo rappresentano la maggioranza, sviluppano ideali e pensieri basandosi su una superficiale e banale conoscenza del mondo, della storia. L’unica strada per combattere l’ignoranza è lo studio, valorizzare il mondo e il suo passato nella consapevolezza che siano guida del presente».
«Non sono mai stata brava con le parole, tuttavia l’esperienza che io e gli altri ragazzi abbiamo vissuto è ancora più difficile da spiegare, difficile ma necessaria – conclude Sara Mariotti –. Ho preferito partire senza aspettative, facendo sì che le emozioni arrivassero in modo del tutto naturale, così è stato. Oltre alle informazioni in più che ho appreso, ricorderò per sempre tutte le percezioni; i piccoli paesini dal finestrino, le punte dei piedi gelate, le torri d’avvistamento ricoperte dalla brina che curiosamente assomigliavano a quelle dei bagnini, i canti ebraici, quelle stanze vuote ma che emanavano un senso di soffocamento, una massa infinita di valigie, foto, lacrime nascoste, lacrime di liberazione. Adesso ho una visione del mondo più ferita di prima ma consapevole, anche grazie a tutti i confronti che ho avuto con le altre persone e tutte le testimonianze. Come ci ricorda Primo Levi, comprendere è impossibile, conoscere è necessario». —
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