Il Tirreno

Shoah, la tragedia nelle voci di 8 studenti L’esperienza e la forza dei loro racconti

Sul Treno della memoria una delegazione del Liceo Fermi Incontri e visite ai campi di Birkenau e di Auschwitz  

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Il viaggio

Cecina. “La Shoah è dimenticata ogni volta che smettiamo di trarne domande sul presente. La testimonianza è uno strumento fondamentale, ma non può essere solo questione di testimoni, è una questione dell’intera società, un peso da condividere”. Con queste parole Liliana Segre ha cercato di sottolineare come occorra trasferire il “peso” della testimonianza di generazione in generazione se davvero si vuole imparare qualcosa dalla tragedia della Shoah. È con questo spirito, quello dei testimoni di una storia vissuta da altri ma che è nel contempo nostra e di tutti, che ci accingiamo a intraprendere il viaggio che ci porterà nei luoghi dell’orrore: a Birkenau, ad Auschwitz, in un’intera regione polacca adibita a partire almeno dal 1942 a luogo di sofferenza disumana e di sterminio industriale.

Il treno che ci accoglie non assomiglia ai carri bestiame dentro cui venivano ammassati uomini, donne e bambini, che già forniva una prima occasione di selezione dei più deboli; noi abbiamo il riscaldamento, gli scompartimenti con i letti, il cibo, abbiamo gli incontri con i rappresentanti delle comunità perseguitate e con gli storici, abbiamo soprattutto l’entusiasmo di chi non prova su di sé il peso dell’esclusione e l’incognita di un destino fragile, precario, ignoto.

In un treno pieno di ragazzi è importante anche stringere amicizie, parlare assieme e, sì, persino ridere o scherzare. Sappiamo che ci aspettano ore e giorni in cui la nostra giovinezza sarà gravata dal peso dei destini rubati, delle vite finite in fumo e allora sarà inevitabile fare i conti con “il peso della testimonianza” che abbiamo voluto caricarci sulle spalle intraprendendo questo viaggio. Vorremmo condividerlo, tale peso, coi lettori de Il Tirreno che avranno la buona volontà di leggere le parole che racconteranno la nostra esperienza. Noi non siamo giornalisti di professione, ma cercheremo di coinvolgerli comunque, di trasmettere loro emozioni e riflessioni. Perché la memoria del passato non sia solo una ricorrenza da onorare ma una lezione da vivere.

Un giorno una frase

«Partire e non sapere cosa provare, questa volta la destinazione è un po’diversa – dice Sara Mariotti –. Ancora non so cosa provare, ma sicuramente quello stupore che di solito si prova frequentando un luogo questa volta sarà totalmente diverso». «Ho già fatto qualche viaggio, ma nessuno di questi aveva richiesto tanto tempo per arrivare a destinazione – Alice Carugi –. Pensare di aver trascorso queste ore ridendo e scherzando con gli altri, mentre milioni di persone, purtroppo, hanno dovuto affrontarle in condizioni terribili, con il timore o addirittura la consapevolezza di non fare ritorno, mi fa sentire colma di fortuna e, al tempo stesso, di responsabilità. Responsabilità nei confronti di una tragedia e di un dolore che non voglio si ripetano».

«Una stessa meta. Siamo così simili – dice Linda Zhou –. Così ingenui. Partiamo preparati ad essere impreparati. Ci perdiamo nei sorrisi di chi sa, non saremo mai realmente pronti». «In questo treno sono salita che sapevo dove mi avrebbe portato ma non sapevo cosa avrebbe portato dentro di me – sostiene Noemi Chesini –. Un treno dove persone sono salite senza sapere dove sarebbero finite, senza sapere che sarebbe arrivata la loro fine e non quella di un viaggio. Noi oggi proviamo a viverci questo treno come non potesse avere la stessa fine di atrocità». «Avevo già viaggiato per così tante ore – dice Giulia Sandri –, ma mai per una destinazione così importante. Le emozioni sono tante e le più belle devono ancora arrivare». «Un viaggio della speranza e dell’orrore che ha visto milioni di persone andare in pasto al razzismo, all’odio – sottolinea Lorenzo Benucci –. Un viaggio che lascia riflettere e che incute paura, paura che tutto ciò possa riaccadere. Il conforto sta nel ricordo, nella memoria; l’unico criterio che rimane per preservare gli insegnamenti che la storia, purtroppo, ci ha lasciato». E conclude Giacomo Giomi: «È la prima volta che viaggio in treno per così tante ore. Non è male. Non è il massimo della comodità, ma non mi lamento. Non ho il diritto di lamentarmi. C’è chi questo viaggio l’ha fatto in un vagone merci, come bestie verso il macello». —

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di Redazione web