«Pochi posti letto in ospedale» Don Reno chiama a raccolta i cittadini
Il sacerdote: io sono stanco ho quasi 95 anni, per 33 ho seguito gli ammalati Rimboccatevi le maniche e fate qualcosa per i più deboli
CECINA. Don Reno ha 93 anni. E non si arrende.
A sollecitare l’ennesimo intervento del sacerdote cecinese, da anni impegnato nella “battaglia” per la difesa dei malati, le ultime segnalazioni riguardanti la carenza dei posti letto in ospedale, in particolare nell’area di Chirurgia. Problema sollevato, tra l’altro, anche dalla Cgil Funzione Pubblica, oltre che dai comitati cittadini a sostegno della sanità pubblica (denuncia a cui l’Asl aveva risposto sostenendo che non c’era alcun problema ma i posti erano sufficienti).
Don Reno Pisaneschi ha scritto una lettera aperta in cui - di fatto - invita i cittadini (cecinesi, ma non solo) a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare per salvaguardare i pazienti e la sanità cecinese. Si dice “sconvolto” da quanto letto sul nostro giornale. «Il tutto - scrive il sacerdote - è una denuncia della sanità locale cui i preposti alla salute pubblica non sono stati capaci di portare rimedio alla frattura dei suoi arti inferiori: incapacità professionale? Non volontà di rimedio? Ordini superiori?».
Spiega don Reno “ora è stanco di lottare in difesa della sanità”. «Fra poco scatteranno i 95 anni recandomi la raccomandata con risposta pagata dal titolo “Ora fermati!”. Se qualcuno si vuol levare lo sfizio domandandosi il perché e il come, rispondo: “nonostante tutta la passione per sostenere i diritti degli ammalati (li ho seguiti ed aiutati in ospedale per 33 anni, di giorno e di notte, dando di me quel poco che la natura umana mi ha concesso e che il Signore dio mi ha confermato come sacerdote)». Ma sebbene stanco, don Reno dice che non molla.
«Sul piano umano - scrive - gli amici dei vari comitati in difesa della salute pubblica mi hanno aiutato a dispensare quel poco di bene umano e cristiano che giorno per giorno porto nell’animo e nel cuore. Mi permetto però un invito: “Cecinesi ed amici toscani dei vari comitati per la salute pubblica: non dimenticate quanto ho citato all’inizio: la pagina del Tirreno: rileggetela e poi domandatevi: io cosa posso fare per la difesa dei diritti dei più deboli?». E chiude: «La domanda esige risposta operativa. Rovesciatevi le maniche e impegnatevi per il bene di tutti e specialmente dei più indifesi. La storia e la civiltà vera esigono l’impegno di ciascuno secondo le capacità personali». —
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