Sicurezza
Schiume, Solvay replica: nessun legame con i nostri scarichi
L’azienda dice che non ci sono stati disservizi «Massima disponibilità a collaborare con il Comune»
ROSIGNANO. «Non vi è stato, precedentemente e in concomitanza dell’evento, alcun disservizio all’interno dei nostri impianti, i quali hanno sempre funzionato nel rispetto delle autorizzazioni ambientali vigenti. Dalle indagini effettuate non risulta che il fenomeno possa aver avuto origine nei nostri effluenti». La società Solvay, chiamata in causa dal Comune e dall’Arpat dopo che nei giorni scorsi si è verificata una nuova ondata di schiume accumulate al Lillatro, precisa la sua posizione. «In occasione dell’evento non è stata riscontrata alcuna presenza di “schiume”, né lungo il nostro scarico, né nelle adiacenze del suo punto di immissione in mare. Il materiale ritrovato, inoltre, non è assimilabile a schiume, trattandosi piuttosto di granelli friabili al tatto». Solvay sottolinea inoltre che «il report redatto da Arpat a seguito del precedente episodio dell’ottobre 2018, afferma che il solido ritrovato contenuto nelle “schiume” ha una composizione similare al solido contenuto nello scarico industriale Solvay, con presenza di carbonati ed elevate concentrazioni di calcio e magnesio. Tale report, tuttavia, non conclude che vi siano elementi inequivocabili per affermare che queste sostanze abbiano origine nei nostri effluenti. A conferma di questo, infatti, il report stesso riporta: “In merito ai rapporti calcio e magnesio determinati sui vari campioni si evidenzia, per i materiali depositati sull’arenile, concentrazioni più elevate di magnesio rispetto a quanto rilevato allo scarico. È presumibile che l’arricchimento in magnesio possa essere attribuito a un processo di parziale solubilizzazione e successiva ricristallizzazione da acqua di mare, che, notoriamente, è più ricca in magnesio che in calcio”. I granelli ritrovati sull’arenile in entrambi gli eventi, infatti, sono sostanzialmente diversi dai solidi presenti nel nostro scarico. Ciò è vero sia da un punto di vista chimico, per le sostanziali differenze nella composizione di calcio e magnesio, che da un punto di vista morfologico, per la dimensione e forma cava dei granelli, i quali peraltro galleggiano a differenza dei solidi presenti nei nostri scarichi». Insomma la società chimica, a cui il sindaco ha scritto per chiedere la soluzione del problema, sottolinea come «allo stato attuale delle nostre conoscenze e delle indagini effettuate, non ci è possibile individuare elementi sui quali intervenire per evitare il ripetersi di questi episodi in futuro. Abbiamo confermato al sindaco la nostra piena disponibilità a condividere tutte le informazioni, i dati e le competenze, confrontandoci con il Comune stesso, con Arpat e con gli altri operatori i cui scarichi idrici interessano lo stesso tratto di mare». Intanto si attendono gli esiti delle analisi di Arpat, che lunedì ha fatto un sopralluogo dentro lo stabilimento. —
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