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Bayahibe, ruspa in azione demolito l’edificio abusivo

Paolo Federighi
Bayahibe, ruspa in azione demolito l’edificio abusivo

La vicenda arriva all’epilogo dopo anni di carte bollate e cinque sentenze Il permesso a costruire rilasciato dal Comune nel 2008 è stato annullato

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Il Bayahibe, stabilimento balneare per anni definito “l’ecomostro di San Vincenzo”, è stato demolito. Le ruspe, entrate in azione la mattina di lunedì 7 gennaio, hanno proseguito lo smantellamento iniziato il 10 dicembre scorso.

La vicenda del manufatto di circa 300 metri quadrati parzialmente costruito sulla spiaggia di via del Tirreno ha trovato così il suo epilogo, almeno dal punto di vista edilizio e paesaggistico, dopo anni di guerre nei tribunali e colpi di scena. La demolizione è avvenuta a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del giugno 2017, che ha confermato che il permesso a costruire rilasciato dal Comune di San Vincenzo nel 2008 è annullato e che i lavori non avrebbero dovuto iniziare.

Nel luglio scorso il Tribunale di Livorno ha sancito il non dover procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’allora dirigente comunale Andrea Filippi, di Greta Gerli, titolare della Acquachiara, società proprietaria del manufatto e vincitrice del relativo bando comunale nel 2002, e del progettista e direttore dei lavori Gherardo Zanette. Ai tre si contestava in sede penale la realizzazione illegittima della struttura perché superiore in altezza di 70 centimetri (4,20 metri a fronte dei 3,50 consentiti) rispetto al limite previsto dal Piano particolareggiato della spiaggia. Le indagini della Procura iniziarono nel 2014 con gli avvisi di garanzia, appunto, nei confronti di Filippi, Gerli e Zanette. Poi giunse il sequestro preventivo di buona parte del manufatto che di fatto ha ritardato anche i tempi di intervento della proprietà per dare attuazione alla sentenza. —



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