Gioco
Assolti dall’accusa di aver truffato un’anziana «Quella casa ora è loro»
Per la Corte d’appello di Firenze non ci sono elementi di prova di indebite sottrazioni di denaro Annullata la vendita all’asta delle proprietà dei due
SAN VINCENZO. L’ultimo atto della vicenda giudiziaria di Fausto Salti e Danila Genovesi è stato scritto il 12 dicembre in Tribunale a Livorno con la sentenza del giudice Fabrizio Nicoletti che ha annullato la vendita all’asta delle proprietà immobiliari degli imputati, condannando i denuncianti al pagamento di tutte le spese.
Riavvolgiamo il nastro. La vicenda ruotava attorno alla casa e ai conti correnti della zia di Salti, Pasquina, deceduta nel luglio del 2009 al termine di una lunga malattia che, unita all’età avanzata, come scrisse a suo tempo il pm Gianfranco Petralia ne aveva ridotto le capacità cognitive. Il nipote era accusato di aver convinto la zia a rilasciargli una procura generale per amministrare i beni della donna.
Salti e Genovesi nel gennaio 2017 erano stati condannati per il reato di circonvenzione continuata di incapace per fatti compiuti tra il 2007 e il 2009. Tutto questo in danno alla zia e poi agli eredi legittimi. Finché gli stessi eredi non avevano messo in moto l’indagine e il processo. La sentenza emessa dal giudice Angelo Perrone, del Tribunale di Livorno, condannò gli imputati a 2 anni e 4 mesi di reclusione, mille euro di multa, al pagamento delle spese processuali e a risarcire gli eredi della somma in sede civile, con una provvisionale già fissata a 200.000 euro.
I due imputati difesi dagli avvocato Francesco Virgone e Irene Braca, presentarono impugnazione della sentenza dinanzi alla Corte d’appello di Firenze. E chiedendo con urgenza la fissazione di udienze in camere di consiglio, in quanto essendo stata avviata la procedura esecutiva per la vendita all’asta degli immobili di proprietà degli imputati, si sarebbe potuto creare un irreparabile danno in capo agli stessi. E il 26 marzo scorso la Corte di appello di Firenze riforma la sentenza di primo grado, dichiarando di non procedere nei confronti di entrambi gli imputati, revocando il pagamento della provvisionale e ordinando la restituzione del bene sequestrato.
La Corte ha sentenziato che scorrendo analiticamente le uscite di denaro dai conti correnti, si deve riconoscere che non vi sono elementi dimostrativi atti a ricondurre i prelievi di cassa o i prelievi bancomat a indebite sottrazioni piuttosto che all’utilizzo a vantaggio dell’anziana.
Dalla pronuncia è conseguito pertanto la revoca delle sanzioni civili assunte in primo grado, ordinando il dissequestro dell’immobile ove risiedeva la zia del Salti, restituendolo agli stessi imputati.
La sentenza non è stata appellata e in conseguenza di questo, il 12 dicembre il Tribunale di Livorno ha annullato la vendita all’asta delle proprietà immobiliari degli imputati, condannando i denuncianti al pagamento di tutte le spese. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google