Il Tirreno

Vent’anni fa nasceva il presidio ospedaliero Bassa Val di Cecina

Claudia Guarino
Vent’anni fa nasceva il presidio ospedaliero Bassa Val di Cecina

L’attuale struttura sanitaria cecinese è stata inaugurata il 12 dicembre 1998 ieri ci sono state le celebrazioni per festeggiare il ventennale dall’apertura

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Correva l’anno 1998. Era il 12 dicembre quando fu tagliato il nastro, gesto che ha sancito l’entrata in funzione ufficiale del nuovo ospedale della Bassa Val di Cecina.

Sono passati vent’anni da allora e ieri, nella struttura sanitaria di via Montanara, si sono incontrati i rappresentanti del passato e del presente, per ripercorrere la storia dell’ospedale e per installare all’interno una targa celebrativa. Hanno partecipato, oltre a quanti successivamente citati, Maria Grazia Rastelli, ex direttrice sanitaria della Asl e Aligi Carnicelli, ex direttore sanitario dell’ospedale. Due i fronti aperti. Alle spalle, il percorso che ha portato a convogliare i servizi di Cecina e Rosignano in un’unica, grande struttura. Davanti, un altro tipo di unione: quella tra Cecina e Piombino, le cui basi sono state gettate con la creazione della Società della salute “Valli Etrusche”.

E poi i nodi delle liste d’attesa, del punto nascite e dell’elettrofisiologia, con qualche protesta portata avanti, nell’atrio, dai membri del sindacato Fials.

Erano gli anni 90 quando fu realizzato il progetto volto alla chiusura degli ospedali di Cecina e Rosignano al fine di creare un’unica struttura in grado di servire tutta la Bassa Val di Cecina.

Allora i sindaci dei due Comuni principalmente interessati dal cambiamento erano, rispettivamente, Claudio Vanni e Gianfranco Simoncini. «L’iter iniziò anni prima – ha raccontato ieri Vanni – la scelta non fu facile e seguì un lungo dibattito, ma, alla fine, fu una decisione condivisa».

Una decisione che, per la verità, ha richiesto anni di attese e ha sollevato, all’epoca, aspre polemiche riguardanti, principalmente, il taglio dei posti letto e la riduzione degli ambiti di intervento.

Un progetto da circa 90 miliardi di lire, quello del nuovo ospedale, che prevedeva 312 posti letto dislocati su spazi pensati per coprire, complessivamente, dieci ettari di terreno situati nell’area dell’ex fattoria La Ladronaia.

«Le opere per la realizzazione del nuovo ospedale, una volta scelto il luogo, sono state affidate a una società (la Inso ndr) che fu rapida nell’effettuare i lavori – ha aggiunto Maria Teresa De Lauretis, ex direttrice generale dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest – Il percorso, in realtà, è stato lungo e complesso. Mi ricordo l’ansia di quei giorni. Il trasloco non è stato semplice e avevamo paura di non riuscire a gestire le eventuali emergenze, ma, alla fine, è andato tutto per il verso giusto». «Quando sono arrivata io la struttura era vuota – ha continuato Giovanna Poliseno, attuale direttrice del presidio ospedaliero – Poi, pian piano, sono state trasferite tutte le attrezzature».

Prima di tutto furono sistemati gli arredi, poi furono spostate le varie attrezzature, a partire da quelle relative a sale radiologiche e pronto soccorso. Una Tac fu comprata, inoltre, grazie a una raccolta fondi che coinvolse tutta la comunità. Parecchi dubbi, d’altra parte, accompagnarono il momento dell’apertura, soprattutto perché «all’inizio siamo riusciti a inaugurare solo mezzo ospedale» ha detto Paolo Lucchesi, ex responsabile di zona. Un’ala della struttura, infatti, è rimasta per diverso tempo inutilizzata. Adesso quegli spazi ospitano i locali dell’ospedale di comunità, uffici sanitari e zone dedicate all’esercizio della libera professione. Nato il nuovo ospedale, l’amministrazione comunale approvò una variante al regolamento urbanistico per convertire la destinazione d’uso della vecchia struttura, sulle ceneri della quale è poi nato un complesso immobiliare che nel tempo è andato incontro a vari problemi. Durante i lavori sulla vecchia struttura, inoltre, «spuntò un ordigno bellico inesploso - ha raccontato De Lauretis - Furono evacuate 3mila persone». Il passato dell’ospedale è ora diventato storia della comunità. Il suo presente, invece, è fatto di progetti, di speranze e di paure. —

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