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L’uomo dei cavalli Bassi e i segreti della monta indiana

Manolo Morandini
L’uomo dei cavalli Bassi e i segreti della monta indiana

All’età di 17 anni l’incontro con uno Sciamano Lakota Il libro finanzia i progetti per salvare gli animali dal macello 

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santa luce. Sussurra ai cavalli. È uno del branco. Il capo, che parla il linguaggio della gentilezza. Nessuna imposizione. Niente sella, morso e redini. E niente ferri. A cavallo come i Sioux. Per Davide Bassi non è solo una questione di tecnica, ma di cuore. E lo racconta nella sua autobiografia “L’Uomo dei Cavalli tra i Due Mondi” edito da L’Età dell’Acquario. Vive a Santa Luce dove, con la compagna Monica, ha dato vita all’associazione Aquila Nera Onlus con cui salva i cavalli delle corse, destinati al macello per problemi caratteriali o perché non danno più risultati, e insegna la monta indiana.

Nel libro si racconta «di come i nativi d’America si relazionavano con il cavallo senza nessun mezzo di coercizione psico fisica al fine di cavalcarli senza morso ne redini ne sella», dice Bassi.

Aquila Nera è una realtà unica. «Siamo gli unici in Europa ad insegnare questo approccio al cavallo con corsi di guida equestre naturale e la scuola di monta indiana, che tra l’altro è riconosciuta come disciplina equestre sportiva non agonistica». A Pomaia quei 18 ettari di terreno in cui gli animali vengono tenuti allo stato brado sono conosciuti dagli appassionati anche oltre i confini nazionali.

Perché un libro? «Servirà a divulgare la monta indiana e il ricavato a sostenere i numerosi progetti tra cui quello di salvare i cavalli dal macello o a fine carriera e mantenerli a vita». L’autobiografia parte da un incontro. Quello fatto da Bassi a 17 anni in Australia, dove si trovava per motivi di studio. «Un giorno incrocio uno Sciamano Lakota – dice –. Affascinato dal suo carisma mi sono lasciato guidare in un cammino iniziatico nel mondo dei cavalli, che mi ha portato a recuperare un rapporto empatico e profondo con questi animali, senza vincoli ne coercizioni». Le pagine sono un susseguirsi di avventure. Un percorso scandito dai rituali e dagli insegnamenti del nativo, «che da tempo immemore costituiscono una chiave d’accesso al mondo dei cavalli selvaggi e alla spiritualità che li circonda». E conclude: «È il racconto dei mesi trascorsi accanto al mio maestro che con le sue parole e i suoi gesti disvela l’antica conoscenza di un grande popolo». —

Manolo Morandini

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