Toscana
Bayahibe, inizia la demolizione dello stabilimento abusivo
San Vincenzo: già delimitata l’area di cantiere intorno all’edificio sulla spiaggia di via del Tirreno. Anni di sentenze e appelli, il punto lo ha messo il Consiglio di Stato nel 2017
SAN VINCENZO. La recinzione sulla spiaggia a lato di via del Tirreno a San Vincenzo è il segno della prossima demolizione del cantiere abusivo del Bayahibe. Dal 10 dicembre, salvo nuove comunicazioni da parte della proprietà al Comune di San Vincenzo, inizierà lo smantellamento della struttura che per anni ha segnato quello scorcio di litorale e finita al centro di una guerra di carte bollate e sotto la lente della Procura della Repubblica di Livorno.
L’ordinanza del Comune di San Vincenzo numero 109 del 12 luglio 2017 riprende vita dopo essere rimasta sulla carta perché all’epoca l’immobile risultava ancora sotto sequestro penale. Per liberarlo serviva un provvedimento del Tribunale di Livorno, richiesto sia dal Comune che dalla proprietà la Acquachiara Snc, che nel 2002 aveva vinto un regolare bando comunale. Dopo anni di sentenze e appelli la sorte dello stabilimento balneare era certa. Adesso lo è un po’di più.
Il punto lo ha messo il Consiglio di Stato con la sentenza numero 3232 del 30 giugno 2017 che conferma quanto già stabilito: il permesso a costruire rilasciato dal Comune di San Vincenzo nel 2008 è annullato. I lavori sulla spiaggia non avrebbero dovuto cominciare. Adesso si volta pagina.
Il pronunciamento del Tribunale penale di Livorno che ha ridato il bene nella disponibilità della proprietà è del 23 luglio: sentenza numero 1324 di non doversi procedere per intervenuta prescrizione per l’allora dirigente dell’area Servizi per il territorio del Comune di San Vincenzo Andrea Filippi, la titolare della società Acquachiara Greta Gerli e il progettista e direttore ai lavori Gherardo Zanette. Un passaggio atteso, non solo da chi figurava come imputato, ma anche dal Condominio Belmare che da tempo rivendica l’applicazione della sentenza del Consiglio di Stato che già nel 2015 di fatto aveva creato i presupposti giuridici per la demolizione di quel manufatto.
Ai tre imputati, in concorso tra loro, si contestava in sede penale la realizzazione illegittima dello stabilimento balneare perché di altezza superiore (4,20 metri a fronte del massimo consentito di 3,50 metri) a quanto previsto dal Piano particolareggiato della spiaggia, in vigore dal 2006. A determinare lo scarto il calcolo secondo le indicazioni dell’articolo 65 del Regolamento edilizio in vigore. Le indagini della Procura della Repubblica avevano preso avvio a giugno del 2014 con gli avvisi di garanzia nei confronti dei Filippi, Gerli e Zanette, a cui si aggiunsero i sigilli apposti dai carabinieri di San Vincenzo, su mandato della Procura, per il sequestro preventivo di buona parte del manufatto di 300 metri quadri di superficie, parzialmente costruito sulla spiaggia, adiacente il fosso delle Prigioni.
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