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Una lapide per il soldato senza volto fucilato al fronte come “Uomini contro”

Alessandra Bernardeschi
Una lapide per il soldato senza volto fucilato al fronte come “Uomini contro”

Una ricerca di Luppichini ha ricostruito la vicenda di Ruggero Ruggeri, una delle giovani vittime del primo conflitto mondiale

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Il volto non si conosce: nessuna fotografia è mai emersa dai fogli matricolari o dagli archivi. Sappiamo solo che Ruggero Ruggeri di Guglielmo e Ciaponi Michelina, nato il 4 agosto del 1891 a Rosignano Marittimo e fucilato nel 1917 durante le vicende legate alla Brigata Ravenna che combatteva sul fronte di Vertoibizza, era alto un metro e 69 centimetri, aveva i capelli neri e lisci, gli occhi castani, il colorito bruno. Sappiamo che faceva il tornitore e che sapeva leggere e scrivere. Sappiamo anche che il suo nome non è ricordato su nessuna lapide, forse proprio perché condannato per “reato di rivolta”. Aveva protestato contro la guerra.

Quei giovani fucilati per “rivolta”.

«Sarebbe il momento – dice Giacomo Luppichini presidente dell’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia – che il suo nome venisse ricordato assieme a quello degli oltre mille militari italiani fucilati per ordine del Comando supremo italiano per reprimere quelli che venivano definiti atti di indisciplina. Per capire cosa si intendesse per repressione basta leggere la circolare di Luigi Cadorna».

Giacomo Luppichini, per restituire alla memoria Ruggeri, ha svolto questa lunga ricerca tra gli archivi, tra le biblioteche, rivolgendosi al professor Mario Isnenghi storico e studioso della Grande Guerra. «Tutto è iniziato da una lettera inviata al sindaco di Rosignano Marittimo datata 14 giugno 1917 ed inviata dal 38° reggimento di Fanteria». Una lettera dove il colonnello del Deposito di Fanteria avvisa il primo cittadino che il caporale Ruggero Ruggeri «venne dal Tribunale di Guerra dell’8° Corpo d’Armata, con sentenza del 26 maggio 1917, condannato alla pena di morte col mezzo della fucilazione nel petto» perché colpevole «del reato di rivolta. La sentenza ebbe piena esecuzione il 30 maggio del 1917».

La ricerca familiare

di luppichini.

Da qui è partita la ricerca di Luppichini. «La famiglia di Ruggeri abitava a Vada e Ruggero lavorava alla fonderia Tardy, area conosciuta come Vaticano. Quando chiuse, si trasferirono a Piombino». Una storia tragica come tragiche sono molte storie di coloro che hanno combattuto nelle prime linee durante la Grande Guerra. «Tra i casi più tragici – spiega Luppichini – c’è proprio quello della Brigata di Ravenna. Il 38° Reggimento tra il 21 ed il 22 marzo del 1917 si trova nei pressi di Savona d’Isonzo, vicino Gorizia, a sei chilometri dal fronte. Dopo cinque mesi in linea, la Brigata era stata mandata a riposo ma due giorni dopo arriva il contrordine: la Ravenna deve tornare sulla linea e presidiare le trincee della Vertoibizza. Dalla relazione del generale al Comando supremo si evince che la sera del 21 due plotoni della compagnia, all’atto di dover ripartire, iniziano a sparare in aria per protestare contro la guerra. Il generale e gli altri ufficiali si prodigano per far tornare la calma in modi persuasivi».

Si tratta di soldati stanchi, come riportano i documenti, in condizioni fisiche deplorevoli dopo cinque mesi di battaglie. «L’opera persuasiva – continua Luppichini – fa il suo effetto e la truppa inizia ad avviarsi verso le prime linee. Arriva il generale Carpigani e ordina che due soldati vengano immediatamente fucilati sul posto e successivamente uno ogni 25 uomini dei due plotoni. Il 22 vengono fucilati altri cinque soldati. Quindi il tribunale speciale emette la sentenza ed in un giorno altre tre condanne a morte. Il Comando di zona di Gorizia continuò le indagini e la mattina dell’8 aprile furono fucilati altri tre uomini e tra questi uno precedentemente assolto. È in questo momento che quasi sicuramente viene fucilato Ruggero o Uggero Ruggeri. Tanti furono i soldati che tentarono di ribellarsi durante la Grande Guerra».

Fame, freddo, stanchezza.

Per paura, per condizioni che niente più avevano di umano, per stanchezza, freddo, fame. Anche loro vittime di una tragedia immane. Eppure il «nome di Ruggero Ruggeri non è ricordato in nessuna lapide. Sarebbe un bel gesto se – conclude Luppichini – il Comune di Rosignano e tanti altri Comuni dedicassero a questi giovani ribelli o comunque giovani condannati a morte per mano italiana durante la tragedia che fu la prima guerra mondiale, una targa o un lapide». —



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