La protesta
Misericordia, la difesa «Accusa infamante»
Il governatore è stato denunciato da un medico del 118 Consiglieri, volontari e dipendenti fanno quadrato su Giovani
san vincenzo. Scelgono la forma della lettera aperta consiglieri, volontari e dipendenti della Misericordia di San Vincenzo per fare quadrato attorno al loro governatore Emanuele Giovani denunciato dal dottor Giovanni Belcari che gli contesta di aver impedito all’ambulanza dell’associazione su cui prestava servizio come medico del 118 di partire nei tempi dovuti.
Esprimono amarezza per il fatto che «un dipendente Asl, medico del 118, di propria iniziativa ha denunciato il nostro governatore accusandolo addirittura di interruzione di pubblico servizio». Inoltre, prendono atto che «ha ritenuto di rendere pubblica l’iniziativa, tanto da essere contattato dalla redazione de Il Tirreno. Inoltre, si sottolinea che della vicenda «si sono interessati carabinieri e polizia municipale». Ma anche che «la centrale del 118 ha deciso immediatamente di trasferire alla locale Croce rossa lo stand-by del medico accusatore per il restante periodo della giornata».
Consiglieri, volontari e dipendenti della Misericordia definiscono l’accusa «infamante». Ma anche «puramente immaginaria e inesistente». Sottolineando che sull’episodio «le autorità inquirenti sapranno facilmente chiarire e punire severamente» gli eventuali colpevoli. A sostegno del governatore Giovani ricordano che «tra le varie attestazioni di stima personale guadagnate in oltre quarant’anni di volontariato attivo al servizio delle persone bisognose, è stato insignito della Stella al merito della carità».
La decisione della centrale 118 di trasferire lo stand-by del medico alla Croce rossa, viene reputata «irragionevole e grave», poiché è ritenuta «indicativa di un’ingiusta volontà punitiva della nostra associazione di Misericordia».
Sull’accaduto si aspettano che il dottor Belcari, ma anche il responsabile della centrale 118 «in cui ha trovato immediato sostegno», spieghino «altrettanto pubblicamente di quale utilità sarebbe stata la sua presenza nella cabina di guida dell’ambulanza durante il tragitto per raggiungere l’abitazione della persona da soccorrere, regolarmente visitata e ritenuta non bisognosa di ricovero ospedaliero». E sottolineano: «A noi è sembrata un’infelice pretesa, un’ingiustificata ingerenza nell’autonomia gestionale, al limite del sopruso solo per una mera questione di rango e di vanità professionale. È ovvio che l’autista dell’ambulanza nel raggiungere l’abitazione del paziente non aveva certo bisogno di consigli medici, né di interferenze o condizionamenti, ma solo di concentrarsi nella guida».
Sottolineano l’orgoglio della loro appartenenza all’associazione e guardano con «favore all’incarico affidato ai nostri avvocati di valutare ogni possibile azione legale a tutela della dignità e dell’immagine pubblica sia del governatore che della Misericordia». E concludono: «Non vogliamo certo che il dottor Belcari, né altri, pensino di poter fruire a proprio piacimento delle nostre strutture e dei nostri mezzi, frutto di enormi sacrifici di volenterosi confratelli e di generosi benefattori, di cui cerchiamo di onorare l’impegno portando quotidianamente aiuto alle persone sofferenti e bisognose». —
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