Gioco
Legambiente: «No a scelte pericolose e ricattatorie»
I progetti di ampliamento dei siti estrattivi di Solvay Chimica e Cave di Campiglia
la protesta
Riteniamo che le richieste di ampliamento della cava Solvay di San Carlo e della cava di Monte Calvi, rappresentino una strategia di sviluppo territoriale pericolosa e ricattatoria, non condivisibile per le conseguenze sull’ambiente e il negativo effetto sociale ed economico». Così i circoli Legambiente Costa Etrusca e Val di Cornia e annunciano che si esprimeranno «approfonditamente nel corso del procedimento di Valutazione ambientale strategica di entrambi i progetti, sollecitando la più ampia partecipazione e informazione sui progetti».
Legambiente fa notare che entrambi i progetti «gravano totalmente nel Sito di interesse comunitario e nelle zone di massimo vincolo ambientale, compreso Rete Natura 2000, con emergenze naturalistiche e archeologiche significative. L’estrazione ha già ampiamente sfruttato il territorio e non è più sostenibile cancellare per sempre la nostra storia (buche e miniere etrusche) e i nostri beni comuni».
L’ampliamento «comporterebbe pesanti e irreversibili danneggiamenti, se non il totale annullamento, degli obiettivi proposti dall’istituzione del vincolo di tutela comunitario. Proprio perché le richieste di Solvay e di Cave di Campiglia prefigurano un ulteriore e deteriore sfruttamento del territorio per i prossimi decenni, ipotesi non prevista da alcun programma elettorale, riteniamo sia compito e dovere del Comune di San Vincenzo avviare una dovuta informazione e discussione pubblica e che non si limiti al minimo previsto dalla legge – affermano –. Infatti, i progetti sembrano confermare l’idea di fare dei comuni di San Vincenzo e di Campiglia Marittima un distretto regionale delle cave, contraddicendo clamorosamente il tentativo, a buon proposito, di diversificare lo sviluppo di questi territori attraverso la valorizzazione naturalistica e l’incentivo a un turismo sostenibile a esso collegato». E proseguono: «Ancora una volta, da parte di Solvay, si annuncia il ricatto occupazionale. Si fanno circolare notizie di “centinaia” di posti di lavoro che sarebbero a rischio e di nuovi che non si concretizzerebbero, qualora gli ampliamenti non venissero autorizzati. Ad esso si abbinano, aggravandone il proposito ricattatorio, i tempi di presentazione dei progetti, in piena campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali, in un tentativo di condizionare l’opinione pubblica sensibile alla crisi occupazionale. Non vorremmo che davanti a un progetto di fatto comune tra Solvay e Cave di Campiglia difficilmente realizzabile per i vincoli presenti, via sia una strategia tesa a giustificare lo spostamento di alcune produzioni in altri Paesi europei, dando la colpa ai soliti ambientalisti».
E concludono: «L’obiettivo occupazionale va perseguito garantendo i posti di lavoro attuali e la creazione di nuovi, per mezzo di una strategia che si prefigga, per i prossimi anni, anziché di saccheggiare e distruggere il territorio, di preservarne e rinnovarne le risorse naturali e la loro qualità, con attività agricole, artigianali, turistiche, culturali, servizi alle persone e alle imprese. A partire dal ripristino ambientale e paesaggistico dei siti estrattivi dismessi». —
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