Il Tirreno

la voce degli imprenditori 

Opportunità ridotte per chi non conosce le lingue straniere

La formazione è un passo  successivo rispetto all’esigenza di parlare più di una lingua per relazionarsi a una clientela che è sempre più internazionale

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cecina. «Chi ha una visione imprenditoriale deve pensare anche ai bisogni dei propri dipendenti. Un cameriere a cui non viene data una visione di cosa deve fare finisce che si sentirà solo sfruttato». Così Federico Ficcanterri, amministratore del Park Hotel Marinetta a Bibbona.

Nella sua struttura Ficcanterri investe in formazione. «La facciamo a vari livelli ed ho dei consulenti, anche uno psicologo per gestire i conflitti interni – dice –. Sto valutando di fare un corso di teatro perché sul piano della comunicazione credo che possa essere efficace. Di fatto un cameriere dovrebbe aver coscienza che ha un pubblico davanti a sé, quello dei clienti». Il mondo del lavoro è cambiato. «La scuola non dà una formazione adeguata – sottolinea – e il contesto sociale non aiuta ad avere una visione di dove sta andando il mondo. Sto estremizzando, ma credo che serva a far capire il contesto del settore turistico. Mancano sia la professionalità nei dipendenti che la visione imprenditoriale nei datori di lavoro. Nessuno ha la bacchetta magica, c’è una filiera che va messa insieme e costruita. Per esempio, le lingue sono un tasto dolente e nei mesi invernali potrebbero essere previsti dei corsi obbligatori per chi riscuote la disoccupazione».

Che la conoscenza delle lingue sia il tasto dolente lo conferma anche Stefano Lampati, direttore Camping Village Park Albatros a San Vincenzo. «Una struttura turistica vale proporzionalmente a quanto è capace a distribuire ricchezza sul territorio – sostiene –. E può farlo in due modi. Il primo è quello di mandare i suoi ospiti sul territorio. Per esempio, noi ci facciamo pagare solo il pernottamento e non facciamo la pensione completa, tanto per dare un’idea della capacità di spesa che hanno i nostri ospiti. L’altro modo è di far lavorare la gente del posto». Fatta la cornice il quadro è una tragedia. «La difficoltà primaria sono le lingue – dice Lampati –. Lo so che se assumo un ventenne non ha una professionalità, però se parla le lingue il mestiere glielo insegno io. Insomma, si deve essere in grado di comunicare perché se non ci fossero i clienti europei il Park Albatros starebbe aperto un mese all’anno e non avrebbe senso per sé e neppure per il territorio».

La regola dell’accoglienza prevede di rivolgersi nel migliore dei modi agli ospiti. «Se a un tedesco ti rivolgi nella sua lingua lui è contento – sottolinea il direttore del Park Albatros –. Si deve investire per far imparare le lingue ai nostri ragazzi, sapendo che l’inglese scolastico non serve a niente. Per esempio, i comuni della costa potrebbero fare accordi per favorire scambi con altri comuni stranieri per fare muovere e fare esperienze all’estero ai ragazzi». —

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