Il Tirreno

Amin, il pizzaiolo con l’amore per la boxe: era per tutti «un ragazzo d’oro»

Claudia Guarino
Amine (detto Amin) Filahi, il pizzaiolo 23enne morto domenica scorsa
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Amine (detto Amin) Filahi, il pizzaiolo 23enne morto domenica scorsa

Rosignano: per il giovane alla guida dell’auto che l’ha investito, intanto, è stata chiesta la convalida degli arresti domiciliari

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ROSIGNANO. I titolari hanno chiuso, temporaneamente, il locale dove lavorava anche lui. Il dolore è troppo forte per riuscire a cominciare la giornata come tutte le altre volte. Amin Filahi non c’è più. È stato travolto da un’auto mentre camminava di notte sulla via Aurelia, nel tratto tra Vada e Cecina, nel territorio del Comune di Rosignano. È morto sul colpo, a 23 anni.

Era appena uscito dalla discoteca. Forse aveva discusso con i suoi amici, forse stava camminando al centro della carreggiata. Non è chiaro. Molti aspetti di ciò che è successo nella notte tra sabato e domenica, in realtà, devono ancora prendere forma. Di certo c’è che per il ragazzo che si trovava alla guida dell’auto, Fatjon Uruci, 25enne di origine albanese, è stata chiesta la convalida della misura cautelare consistente negli arresti domiciliari, sulla quale, molto probabilmente oggi, si esprimerà il giudice. Ma oggi dovrebbe essere effettuata anche l’autopsia sul corpo del giovane, il quale è stato trasportato all’obitorio del cimitero di Rosignano Marittimo. Sembra essere ancora da stabilire, invece, la data del rito funebre.

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Amin Filahi era amato da tutti. Il nome completo è Amine, ma quasi nessuno lo chiamava più così. Al Caffè Roma di piazza della Liberà i baristi hanno gli occhi lucidi. Non se la sentono proprio di parlare di quel ragazzo alto che passava da lì quasi ogni giorno per prendere un caffè. Che fosse un uomo speciale lo pensa anche uno dei suoi primi datori di lavoro. Elia Lotti, titolare dello stabilimento balneare Il Settebello, a Marina di Cecina racconta: «Ha lavorato qui nel 2017. Era un ragazzo sveglio. Imparava molto in fretta ed era sempre disponibile».

Amin era un pizzaiolo. Un lavoro, questo, che ha sempre sognato di imparare. Anche per questo si è iscritto all’istituto alberghiero. Dopo la stagione al Settebello ha trovato lavoro alla pizzeria Speedy, dove stava lavorando da oltre un anno. «Per noi è come se fosse morto un fratello – racconta la titolare del locale di Cecina – Era diventato uno della famiglia». Per questo domenica e ieri la pizzeria è rimasta chiusa. Per lutto.

Ma oltre al suo lavoro Amin amava anche lo sport. All’Uppercut di Cecina faceva soprattutto ginnastica pugilistica e secondo il titolare della palestra, Angelo Salvemini, «era un ragazzo educato e molto rispettoso degli altri. Veniva qui da quattro o cinque anni. Non partecipava alle gare, ma si allenava con il pugilato e la sala pesi».

Nato in Marocco e cresciuto a Guardistallo con i suoi genitori, Amin ultimamente era andato a vivere a Cecina, in un appartamento condiviso con due amici. Lascia la madre, il padre, una sorella gemella, un fratello più piccolo e una sorellina.

«Era un ragazzo d’oro. Aiutava sempre tutti», dice il cugino Omar. Mayor Bone, questo il nome da rapper di Omar, lo ha anche citato nelle sue canzoni. «Quando ho urlato il suo nome di fronte al pubblico del Radio stop festival era così contento», racconta con gli occhi velati.
 

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