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Auto investe un pedone sulla via Aurelia: pizzaiolo di 23 anni muore sul colpo
Lo schianto intorno alle due di notte. A perdere la vita Amin Filahi, un giovane pizzaiolo che viveva e lavorava a Cecina
CECINA. Un ragazzo sorridente, giovane e altruista. Un uomo che non si tirava mai indietro quando si trattava di aiutare gli altri. Amin Filahi è morto a 23 anni, travolto da un’auto nella notte tra sabato e domenica. Stava camminando sull’Aurelia, tra Vada e Cecina, da solo. Era buio e in un primo momento i soccorritori non sono riusciti nemmeno a vedere il suo corpo. L’urto l’ha sbalzato lontano, nei campi. Chi l’ha investito aveva un tasso alcolico superiore ai limiti consentiti dalla legge. Adesso si trova ai domiciliari.
Erano circa le due di notte quando la Mini guidata dal 25enne di origini albanesi Uruci Fatjon ha travolto Amin Filahi. Tutto è avvenuto sulla vecchia Aurelia, tra Vada e Cecina, al chilometro 285+100. Dai primi rilievi sembra che l’auto stesse viaggiando in direzione sud. La stessa tenuta, a piedi, dal ragazzo. L’impatto è stato violentissimo. Filahi, sbalzato lontano dalla carreggiata, è morto sul colpo. L’auto si è fermata e a chiamare i soccorsi sono stati gli stessi ragazzi che si trovavano all’interno del veicolo. Erano in tre, tutti di sesso maschile. Sul posto sono arrivate l’ambulanza della Pubblica Assistenza di Cecina con medico a bordo e una pattuglia del carabinieri di Rosignano Solvay. È stata chiamata dal 118 anche una squadra dei vigili del fuoco di Cecina perché era buio e serviva un mezzo capace di illuminare la zona, così da poter individuare il corpo del ragazzo, successivamente adagiato sul bordo della strada, coperto da un lenzuolo bianco.
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Chi guidava l’auto è stato sottoposto all’alcol test, che ha mostrato valori superiori a quelli consentiti dalla legge, ed è stato poi destinato agli arresti domiciliari. La salma di Filahi è invece stata trasportata nei locali dell’ospedale di Cecina, in attesa dell’autopsia. Saranno i genitori, che al momento del fatto si trovavano in Marocco, a scegliere la tipologia del rito funebre e la destinazione del corpo.
Non è chiaro, intanto, per quale motivo Amin Filhai stesse camminando di notte sull’Aurelia. C’è chi dice che avesse trascorso una serata in discoteca. Sarebbe andato in un famoso locale di Vada con un’auto, insieme agli amici, per poi tornare verso Cecina – dove viveva – a piedi, da solo. Una delle possibilità è che sia stato un litigio a fargli prendere quella decisione. Non è nemmeno chiaro, d’altra parte, come sia avvenuto esattamente lo schianto. Probabilmente Amin non camminava sul ciglio della strada, ma si era spostato verso il centro della carreggiata. Saranno le indagini a dare delle risposte.
Amin Filhai era di origini marocchine. Da qualche tempo viveva a Cecina, ma la sua prima casa era Guardistallo, dove vivono ancora i suoi genitori. Chi lo conosceva dice che era un ragazzo speciale. Uno che amava ridere e divertirsi. Stava pensando di metter su famiglia, Amin. Così aveva detto agli amici. Un ragazzo solare, sempre pronto a dare una mano e con due grandi passioni: lo sport e il cibo. Gli piaceva la boxe. E ha sempre desiderato diventare un pizzaiolo professionista.
Da circa un anno lavorava alla pizzeria Speedy, a Cecina.
I titolari sono distrutti dal dolore, dicono che «non hanno mai avuto un dipendente come lui. Lo abbiamo conosciuto al Settebello, lui faceva la stagione e noi avevamo l’ombrellone. Lo abbiamo assunto ed è diventato come un fratello. Stiamo vivendo un incubo, è come se fosse morto un membro della famiglia».
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