Toscana
Aviosuperficie, la pista asfaltata entro il 2020 ma Belcari lascia
Il presidente fa un passo indietro: «Il percorso è tracciato, lo scalo ha carattere internazionale»
CECINA. Sono giorni di bilanci per l'avioclub Porta della Maremma. Il presidente, fondatore e gestore dell'aviosuperficie Franco Belcari si è dimesso, dopo averlo fondato e diretto dal 1988 a oggi. Trent'anni seduto nella simbolica torre di controllo a pianificarne lo sviluppo per trasformarlo in ciò che è adesso: una struttura moderna, conosciuta a livello internazionale e dotata di una pista lunga 1 chilometro e 50 metri che nel 2020, azzardiamo una previsione, sarà asfaltata. Offrendo a Cecina l'opportunità di attirare sempre più voli non solo dal territorio nazionale e linfa per l'economia della costa. Belcari ha rassegnato le dimissioni da tre mesi, per essere precisi il 4 agosto. Ha mantenuto il silenzio perché gli dispiace: al Cedrino, ha dedicato tempo ed energie dal 1986, quando da consigliere comunale di opposizione nelle fila del Partito socialista, scrisse per la prima volta al Ministro dei trasporti.«Sono anche stanco - dice Belcari -, ma ho detto basta perché ai soci non è mai interessato lo sviluppo completo della struttura.
L'hanno sempre considerata un luogo in cui divertirsi con il volo e poco altro. Io, invece, ho sempre avuto una visione più ampia, collegata al turismo. L'anno prossimo ricorre il 90º anno dalla nascita: ho proposto di commemorarlo, ma a loro non interessa. Perciò ho rimesso il mandato». Un passo indietro, perché la storia dell'aviosuperficie merita di essere raccontata, ripartendo da 32 anni fa. Quando arriva la risposta da Roma e l'aviosuperficie nasce come scuola piloti. Categoria rappresentata in città dal solo Enore Belcari, che aderisce al progetto e, nel 1988, battezza il neonato avioclub, la cui attività si svolge all'inizio su una piccola pista a Bibbona. Con le elezioni comunali del 1990, Franco Belcari diviene vicesindaco e assessore all'Urbanistica, modifica il piano regolatore e sposta gli aerei al Cedrino, proprio dov'era il campo attivo dal 1929 al 1946. Dai 550 metri iniziali, un tratto corto, si arriva nel tempo alla misura attuale. «Contiamo circa 34 velivoli - prosegue Belcari - di cui tre cecinesi.
La posizione dell'impianto è perfetta dal punto di vista geografico e ambientale: per questo dico che presenta grandi potenzialità. Inoltre, l'Ente nazionale aviazione civile ci ha riconosciuto l'anno scorso il codice Icao, sigla che identifica il nostro "aeroporto" in tutto il mondo, stampando poi una cartina ufficiale inserita nell'Avioportolano, la guida per la navigazione aerea. Insomma, manca soltanto l'asfalto, ma la procedura è in corso e la Regione l'ha già inserita tra i suoi progetti». Appena la strada prenderà il posto dello sterrato, qui potrebbe atterrare anche un piccolo aereo di linea. Intanto, la presidenza è vacante e i soci devono organizzare nuove elezioni per scegliere il nuovo direttivo. Belcari è preoccupato, perché i rapporti con le istituzioni e i cittadini sono indispensabili al buon funzionamento dell'aviosuperficie. Il legame con il territorio serve non solo a creare interesse attorno al mondo degli aeromobili, ma anche a valorizzare ciò che negli anni è stato realizzato. La Porta della Maremma ha accolto spesso voli provenienti da oltre confine, prova concreta di come la Toscana e la sua costa esercitino fascino e calamitino presenze di facoltosi viaggiatori pronti a scendere per raggiungere il porto e veleggiare verso le isole e nel Mediterraneo. «Per fortuna il percorso è tracciato, lo scalo ha ormai carattere internazionale e spero che entro il 2020 la pista sia a posto». Il piano di lavoro è ampio ed è collegato alla costruzione di una ciclabile, un'officina, una foresteria e, in futuro, di un distributore per benzina avio e normale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
