Il Tirreno

l’idea 

Case di edilizia sociale negli edifici industriali ai margini della città

Claudia Guarino

Gli indirizzi al nuovo piano strutturale prevedono il recupero delle “zone di frangia”. Giannini: «Possibilità da valutare»

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cecina

Si chiamano zone di frangia. Sono aree che sorgono a cavallo tra la città e la campagna. Si tratta di territori di confine, crepuscolari, talvolta divorati dal degrado, che spesso accolgono edifici in disuso, resti di lottizzazioni mai compiute o semplici superfici spoglie in cerca di una destinazione. Quartiere Magona, vecchie fornaci e scheletri industriali, a Cecina, hanno bisogno di un’identità.

Ecco perché sono luoghi inseriti nell’orizzonte dei nuovi strumenti che andranno a tratteggiare la futura organizzazione del territorio. Recentemente il consiglio comunale, dopo l’emanazione dell’atto di indirizzo da parte della giunta, ha dato l’ok all’avvio del procedimento che porterà, poi, all’elaborazione del piano strutturale e del piano operativo. Tra le linee guida alla stesura ci sono, come anticipato a inizio ottobre dal Tirreno, la riqualificazione del collegamento Cecina-Volterra, la realizzazione del terzo viale a mare che metterà in comunicazione Cecina e Marina e la navigabilità, a fini turistici, di tratti del fiume cittadino. Ma c’è anche «la valorizzazione delle zone di frangia – dice l’assessora allo sviluppo Sabrina Giannini – In molti casi si tratta di grandi previsioni urbanistiche che in passato avevano un senso, ma che oggi devono essere riviste. Penso al comparto Magona, ma anche alle fornaci di San Pietro in Palazzi. La realizzazione del parco agricolo è, in aggiunta, un’idea che va in questa direzione». Nuove destinazioni d’uso in vista, dunque? «Vedremo – aggiunge Giannini – Per adesso si tratta di costruire un orizzonte entro cui muoversi. L’approvazione definitiva degli atti, poi, spetterà alla prossima amministrazione».

Una delle possibilità in campo riguarda la trasformazione di alcuni comparti dei vecchi edifici, sui quali i passati progetti sono fermi, in alloggi di edilizia residenziale sociale.

Gli appartamenti Ers sono case destinate ad accogliere inquilini a basso reddito attraverso un contratto a canone concordato. «Credo che questa sia un’idea percorribile - commenta Giannini - Il fine è sempre quello di ridare vita alle zone di frangia che adesso sono, per lo più, abbandonate.

Nelle convenzioni per le lottizzazioni, ad esempio, normalmente è prevista una percentuale di volumi da destinare all’Ers. È una possibilità applicabile al comparto Magona? Forse sì, ma tutto è, al momento, ancora da valutare. Siamo solo all’inizio di un procedimento che necessita di molte tappe». —

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