Sicurezza
Via alcuni volumi e cambio d’uso L’area di Magona cerca una svolta
Ancora da realizzare albergo, area museale e commerciale e un residence, per un totale di circa 70mila metri cubi
cecina
Qualcosa è stato realizzato a livello di urbanizzazione primaria e secondaria. Poco o nulla, invece, è stato fatto all’interno dei volumi destinati ad accogliere gli edifici. Il mercato è fermo, il mattone per molti non è più un investimento e costruire diventa difficile. C’è poi la questione della destinazione d’uso delle aree.
L’idea sarebbe quella di cambiarne alcune, per andare incontro alle richieste dei clienti, mentre parte dei volumi potrebbe essere spostata altrove. Il comparto Magona rimane una delle più grandi lottizzazioni incompiute della città. Iniziato nel 1996, il progetto per il recupero dell’area non è mai stato portato a termine. Larga parte degli interventi è da realizzare e per molte delle opere di urbanizzazione già concluse serve il collaudo. L’area è di proprietà della Grandi Lavori srl e il titolare dell’impresa, il marchese Augusto Paltrinieri Malaspina, ha incaricato il geometra Daniele Luppichini – tecnico di fiducia della proprietà che si è occupato delle opere di urbanizzazione e che si interfaccia con il Comune per rivedere volumetrie e destinazioni d’uso del comparto Magona – di raccontare al Tirreno lo stato di avanzamento dei lavori.
«Le opere di urbanizzazione primaria sono finite da due anni – dice Luppichini – manca solo il passaggio amministrativo del collaudo. Per quanto riguarda l’urbanizzazione secondaria, invece, è da realizzare il 10% delle opere». Non sono stati ultimati, in particolare, il parcheggio, la pista ciclabile lato fiume «perché la Regione deve installare delle pompe» e il collegamento pedonale con via Curtatone «perché sono previsti altri interventi nell’area».
L’edificazione, d’altra parte, non è andata di pari passo con la sistemazione di marciapiedi, lampioni e aree verdi. Oggi, come da diversi anni a questa parte, esistono il polo tecnologico, il centro direzionale, due unità residenziali e una residenza turistico alberghiera (appartenente a un’altra proprietà), mentre sono ancora da realizzare l’albergo (23mila metri cubi), l’area museale (19mila), quella commerciale (15mila)e il residence (15mila).
«Credo che potrebbero essere rivalutati, razionalizzati e snelliti gli spazi – dice Luppichini – Ogni edificio adesso ha una destinazione d’uso e alcune di esse potrebbero essere cambiate, potremmo così pensare, ad esempio, di realizzare un bar o una palestra anziché un albergo, per il quale non c’è richiesta». Uno degli immobili non ancora edificati, ad esempio, «è destinato a un utilizzo di tipo commerciale. Potremmo spostare quella destinazione d’uso in uno dei locali già presenti all’interno del comparto Magona che al momento è inutilizzato e andare a trasferire gli altri volumi all’esterno».
Spostare altrove parte dei volumi, trasformare la destinazione d’uso di altri e inserire alcuni servizi all’interno degli edifici già esistenti. Ecco dunque l’idea della proprietà. Anche perché «non sono stati ancora realizzati i lavori in quanto non c’è richiesta di quei servizi».
Tutti progetti, questi, che devono fare i conti con il regolamento urbanistico. «La proprietà vuole finire i lavori – conclude Luppichini – e vendere o dare in gestione le strutture. Il Comune, d’altra parte, si sta dimostrando disponibile a trovare una soluzione condivisa. Speriamo che con il nuovo piano strutturale si aprano degli spazi». –
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