Il Tirreno

sanità: il caso 

«Vi racconto come il primario ha salvato la vita a mio padre»

«Vi racconto come il primario ha salvato la vita a mio padre»

Inchiesta su 34 morti all’ospedale di Massa, cittadino difende il dottor Pampana ex primario della Medicina di Cecina. Intanto l’Asl garantisce sul rischio infezioni

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CECINA

Ci vuol mettere la faccia perché a Giuseppe Bertelloni, dirigente della pugilistica massese, che il dottor Alessandro Pampana sia oggetto di indagine dispiace profondamente, poiché - spiega - «a lui e al suo reparto deve la vita di suo padre».

Il dottor Pampana è indagato dalla Procura di Massa per 34 decessi avvenuti nell’ospedale delle Apuane (come Il Tirreno ha scritto nell’edizione di ieri). La Procura ha aperto un fascicolo sul primario dopo un esposto di un consigliere di Forza Italia. Pampana è molto conosciuto anche a Cecina, perché è stato primario del reparto di Medicina dell’ospedale cittadino per sei anni, dal 2009 al 2015, prima di trasferirsi a Massa.

Quella raccontata da Bertelloni è una storia di buona sanità: «Anni fa mia madre era stata ricoverata al San Giacomo e si era trovata molto bene. Mio padre, 93 anni, ha subito 3 interventi in 2 anni, ha un quadro clinico molto complesso, ha contratto infezioni e rischiato la setticemia. Nel reparto di medicina del Noa è stato ricoverato tre volte e per ben tre volte è stato salvato. È arrivato dopo aver contratto il clostridium, ma è ancora vivo. Durante i suoi ricoveri ho verificato rigoroso rispetto per le procedure, massima attenzione ai protocolli e all’igiene. Certo -aggiunge Bertelloni- che si vedono pazienti morire nel reparto di medicina ma perché quello è un reparto in cui sono ricoverati pazienti molto anziani, spesso con patologie gravi. Io ho visto curare i pazienti magnificamente».

Intanto l’azienda sanitaria e la direttrice generale Maria Teresa De Lauretis assicurano che 34 decessi nel reparto di medicina massese, tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, quando l’influenza è già in azione, non sono per nulla anomali. E il fatto che non lo siano - motiva l’Asl - è confermato dalle medie: nella relazione successiva all’esposto, a firma il direttore dell’ospedale Giuliano Biselli, si fa lo screening degli anni precedenti e nel il periodo 20 dicembre 2016- 19 gennaio 2017 risultano 36 morti nel reparto di medicina, 37 nell’anno precedente. Dati che vanno letti nel contesto di una popolazione statistica particolare, quella dei pazienti ospitati in Medicina: età media di 80 anni e spesso un quadro clinico compromesso con importanti patologie, anche oncologiche, pregresse. Ma oggetto dell’indagine non saranno soltanto le verifiche sul dato dei decessi ma anche l’eventualità di un contagio all’interno del reparto con la trasmissione di batteri intestinali tra pazienti. È su questi batteri e sui protocolli per evitarne la diffusione che si puntava il dito, infatti, nell’esposto del consigliere Stefano Benedetti. E anche sui protocolli l’Asl non le manda a dire e assicura che il rispetto è pedissequo e che le misure adottate per evitare il contagio sono rigorose, ancora più rigorose - sottolinea Paola Vivani, direttrice dell’unità di epidemiologia - di quanto non prescrivano le agenzie internazionali. —

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