Il Tirreno

Festa del Pescatore Marina celebra la buona cucina e gli antichi mestieri

MICHELE FALORNI
Festa del Pescatore Marina celebra la buona cucina e gli antichi mestieri

L’appuntamento è per domani, 15 settembre, in largo Cairoli Pesce fresco dalle 8.30, la sera degustazioni e musica

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CECINA

Storie di barche in mare, di pesce pescato da mani esperte, di ore sfilate al sonno per solcare le onde alle prime luci del giorno, quando la città dorme e l’acqua è un’immobile macchia blu. La Festa del Pescatore di Marina giunge domani, sabato 15 settembre, all’ottava edizione. E racconta agli appassionati e ai palati fini vicende di uomini in piedi su scafi di legno, intenti a preparare esche e lenze, reti e secchi. Un mestiere antico, rappresentato in largo Cairoli da gente affezionata a tradizioni e antichi strumenti.

Un giorno intero per respirare aria fine, scoprire un mondo affascinante e pieno di aneddoti, spesso tramandato per fedeltà generazionale dai padri ai figli. Se l’appuntamento, un capitolo di storia della frazione, è un invito esplicito ai residenti e ai turisti, il merito è del centro commerciale naturale che lo ha promosso in collaborazione con il Comune e il sostegno delle attività commerciali.

«L’obiettivo – dice la presidente del Ccn Speranza Matteo – è allungare la stagione e attirare chi ha scelto il nostro tratto di costa per trascorrere le vacanze. L’anno passato l’iniziativa è stata un successo, ed è piaciuta perché abbina la qualità del cibo con le curiosità del luogo. Perciò l’abbiamo riproposta, mantenendo la formula scelta e contattando i ristoratori affinché propongano i loro piatti».

La giornata è divisa in due parti: la mattina, dedicata ai pescatori sbarcati con il pesce fresco, e il pomeriggio ai maestri dei fornelli. L’idea è valorizzare chi, con fatica, ogni giorno affronta il mare gettando le reti per catturare seppie e acciughe, sgombri e razze, senza dimenticare i crostacei e altre varietà. Un lavoro paziente che richiede esperienza e conoscenza. I battelli ormeggiati in porto lasciano la darsena quando è ancora buio e il silenzio regna, puntando la prua verso l’orizzonte e sfidando spesso le condizioni del tempo. Sono ore di costante ricerca, premiata però dalla qualità della materia prima, speciale per varietà e gusto.

Dalle 19, con il sole ormai basso sull’orizzonte, l’attenzione si sposterà attorno ai gazebo dove le mani sapienti dei cuochi prepareranno pietanze squisite, composte nei piatti e nei vassoi che chiunque passeggi in largo Cairoli può vedere. Si chiama “street food”, cibo da strada, che tradotto significa acquistare una porzione e gustarla camminando insieme agli amici oppure sedendo ai tavoli all’aperto, senza negarsi una bottiglia di vino bianco o, secondo le ultime indicazioni e tendenze, rosso. Siamo o no la patria dell’enogastronomia? Resistere a profumi e sapori è difficile, non è solo una tentazione. Soprattutto quando la temperatura è fresca e invita a uscire.

Michele Zazzeri è uno dei personaggi chiave della storia. «Questa è una ricorrenza – dice il pescatore professionista – che volentieri onoriamo, perché la nostra attività si tramanda spesso tra generazioni. Se la memoria non mi tradisce, è nata con le sardine che i marinai mostravano ai turisti in spiaggia davanti alle barche. Sono contento che il centro commerciale naturale abbia promosso la festa, invitando tutti noi a raccontare leggende nate in mare, coniugando così le particolarità dei luoghi con l’arte della ristorazione. Arriveremo di prima mattina, alle 8.30 circa». Non rimane che attenderli e scoprire pesci e ricette, sapori non comuni e vini delicati.

MICHELE FALORNI

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